Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio ha espresso dure critiche nei confronti della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, definendo sconcertanti le sue dichiarazioni sulla fiera “Più libri più liberi”. Secondo la parlamentare pentastellata, le parole della Premier svelerebbero ancora una volta la vera natura dell’attuale maggioranza di governo.
Aliosio contesta fermamente la definizione di “patentino antifascista” e “censura” attribuita dalla Meloni alla richiesta di sottoscrivere il rispetto della Costituzione italiana e il ripudio del fascismo, considerandola un vero e proprio insulto alle istituzioni che la stessa Presidente rappresenta.
La senatrice accusa la Premier di confondere deliberatamente la libertà di pensiero con l’apologia di reato e la propaganda nostalgica. Chiedere a chi partecipa a una manifestazione culturale pubblica di riconoscersi nei valori fondanti della Repubblica, nata dal sacrificio di chi ha combattuto il nazifascismo, non rappresenterebbe affatto censura, ma costituirebbe il presupposto minimo della convivenza democratica.
Aliosio richiama quanto accaduto lo scorso anno, quando la fiera fu investita da legittime proteste per la presenza di sigle editoriali come “Passaggio al bosco”, il cui catalogo trabocca di esaltazioni del pantheon nazifascista e antisemita. La parlamentare si interroga se questa sia la cultura che la Premier intende sdoganare in nome di una presunta libertà d’espressione.
Secondo la senatrice, la verità sarebbe ben diversa: la destra al governo soffrirebbe di un cronico complesso di inferiorità culturale e, non riuscendo a egemonizzare il dibattito con le idee, preferirebbe assumere il ruolo della vittima, gridando alla “censura della sinistra” ogni volta che si applica la legge. La revoca dello spazio a chi fa apologia non sarebbe intolleranza, ma difesa della democrazia.
Aliosio conclude invitando la Premier a smettere di fare propaganda da social network e a ricordarsi di essere la Presidente del Consiglio di una Repubblica democratica e antifascista. Portare il vittimismo nero dentro i saloni del libro rappresenterebbe uno spettacolo indegno che l’Italia non merita.
