Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle ha lanciato un duro attacco al Governo in merito all’emendamento presentato dai relatori al decreto Lavoro, accusando l’esecutivo di aver tradito le promesse fatte ai lavoratori e alle parti sociali durante le celebrazioni del 1º Maggio.
Secondo quanto dichiarato dal capogruppo pentastellato in commissione Lavoro alla Camera, l’emendamento in questione avrebbe svelato quello che viene definito il “bluff del salario giusto”, mettendo in luce una strategia che rischia di danneggiare gravemente i diritti dei lavoratori.
Le critiche si concentrano su due aspetti principali della proposta. Il primo riguarda l’equiparazione tra voci retributive e welfare aziendale nella definizione del Trattamento economico complessivo, una scelta che secondo l’opposizione altera la natura della retribuzione dei lavoratori.
Ma l’accusa più grave riguarda la legittimazione dei cosiddetti contratti “pirata”, ovvero quei contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni sindacali prive di una reale rappresentatività. Questi accordi vengono utilizzati, secondo il M5S, proprio per abbassare salari e tutele, aggirando di fatto la contrattazione collettiva più rappresentativa.
L’effetto di questa normativa, secondo l’analisi del Movimento 5 Stelle, sarebbe quello di indebolire la contrattazione collettiva nel suo complesso, alimentando fenomeni di dumping contrattuale e aumentando la precarietà nel mondo del lavoro.
Per questi motivi, il gruppo parlamentare pentastellato ha chiesto formalmente al Governo e alla maggioranza di ritirare immediatamente l’emendamento, considerandolo una scelta inaccettabile che va contro gli interessi dei lavoratori italiani.
