Di Luca Franceschi
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Il presidente Garavaglia ha sostanzialmente confermato quanto il Movimento 5 Stelle sta denunciando da diversi giorni: il decreto fiscale si è trasformato in un contenitore omnibus, riempito di norme che non hanno alcuna attinenza con la materia originaria, con perplessità persino sulla loro ammissibilità.
Quando lo stesso presidente della Commissione riconosce pubblicamente che l’emendamento sul teleselling non risulta coerente con il decreto e che sarebbe addirittura necessaria l’unanimità per scongiurare problemi istituzionali con il Quirinale, emerge con chiarezza come il Parlamento venga piegato a logiche improvvisate, lontane da qualsiasi criterio di qualità legislativa e di rispetto istituzionale.
La questione centrale non riguarda il merito specifico della norma in discussione, tema sul quale il Movimento si dichiara disponibile al confronto e a intervenire con serietà, ma il metodo utilizzato.
I decreti d’urgenza vengono sistematicamente trasformati in contenitori eterogenei, le opposizioni risultano ignorate, gli emendamenti vengono bocciati in modo sistematico e si moltiplicano gli interventi per correggere errori commessi dallo stesso Governo.
Il risultato di questa gestione appare evidente: invece di affrontare le emergenze economiche ed energetiche che avevano formalmente giustificato l’emanazione del decreto, l’attenzione viene deviata su norme estranee alla materia, alimentando esclusivamente confusione legislativa e propaganda politica.
Per questi motivi il Movimento 5 Stelle ha deciso di lasciare i lavori della Commissione, rifiutando di partecipare a quella che viene definita una degenerazione legislativa che mortifica il Parlamento e tenta di scaricare sulle opposizioni responsabilità che spettano esclusivamente al Governo e alla maggioranza.
Il Paese si aspetta risposte concrete sulle vere emergenze che sta attraversando, non operazioni di propaganda.
