(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A tre anni dal fatidico incontro a palazzo Chigi tra Meloni e Urso e i rappresentanti dei gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti, quando la tensione era massima a causa del delirante obbligo di esposizione del cartello del prezzo medio imposto dal governo, non si è mosso nulla.
Le promesse gridate a gran voce dalla premier in persona e dai suoi ministri di un ddl di riforma dell’intero settore non si sa che fine abbia fatto.
O meglio, in realtà si sa benissimo, a leggere la lettera inviata da Faib Confesercenti, Fegica e Figisc Confcommercio proprio alla presidenza del Consiglio.
Siamo alle solite, quando ci sono di mezzo Meloni e Urso, le promesse si rivelano sempre “da marinaio”.
Del resto sono gli stessi che, tre anni fa, accusarono i benzinai di tutto il paese di essere degli speculatori.
Siccome c’è chi si giova dello status quo, il governo ha deciso scientemente di far finire la riforma su un binario morto: è un dato di fatto.
Così in una nota i deputati M5s in commissione Attività Produttive Emma Pavanelli, Chiara Appendino, Enrico Cappelletti e Antonio Ferrara.
