Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni deve smettere con le chiacchiere e agire con celerità di fronte allo shock di un petrolio che gravita attorno ai 100 dollari al barile. Il settore degli autotrasportatori non può vivere di annunci e l’esecutivo è in ritardo imbarazzante su questo fronte.
La stangata si ripercuoterà inevitabilmente sugli italiani, che la troveranno sugli scaffali dei supermercati, a cominciare dai beni alimentari di largo consumo. Il problema è aggravato da una squadra di ministri che dichiara in ordine sparso senza un minimo di raziocinio, generando ulteriore confusione.
Il ministro Urso sostiene che il caro-gasolio non esiste, definendolo un’invenzione degli elfi. Ogni giorno sottolinea come gli altri paesi non intervengano sulle accise, omettendo però che nessuno di essi le ha aumentate due mesi fa come ha fatto il governo italiano.
Pichetto Fratin si distingue per soluzioni poco realistiche: con l’87% delle merci che si muove nel paese grazie al gasolio, propone di puntare sui carburanti neutri come risposta immediata al problema.
Tajani, che dall’inizio della crisi in Iran non ne azzecca una, commenta il caro-carburanti con la stessa leggerezza con cui si parla del meteo, come se fosse un fenomeno passeggero e incontrollabile.
Salvini convoca le compagnie petrolifere convinto di poterle tassare sui loro extraprofitti, ma si prepara a raccontare loro una falsità: che il governo ha già applicato questa misura alle banche, cosa assolutamente non vera.
Al segretario della Lega viene chiesto di non mentire agli italiani: finché sarà al governo con Tajani, con il quale non riesce mai a trovare un accordo nemmeno sulle questioni più banali, gli extraprofitti non verranno mai tassati. Né alle banche, né alle major del petrolio.
È comprensibile non avere soluzioni immediate, ma è inaccettabile continuare a mentire ai cittadini su questioni così delicate per l’economia del paese.
