(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Dall’inizio dei lavori, la maggioranza in commissione Antimafia ha impedito in tutti i modi di svolgere indagini su tutte le stragi del 1992 e del 1993, sui depistaggi, sulla partecipazione di soggetti esterni, sulle piste per la strage di Via D Amelio alternative a quella di mafia-appalti, accreditandola come l’unica veritiera, prima ancora dello svolgimento della audizioni.
L’audizione di oggi del procuratore di Caltanissetta De Luca purtroppo non aiuta a fare passi avanti sul fronte della ricerca della verità ed il coro di giubilo degli esponenti del centrodestra è significativo.
Siamo rimasti sconcertati quando oggi il procuratore De Luca ha detto di aver appreso dalla trasmissione Report che esistono le dichiarazioni del collaboratore Alberto Lo Cicero su Stefano Delle Chiaie, dopo aver affermato nella precedente audizione che non ci sono mai state sue dichiarazioni in tal senso. Una procura che indaga sulle Stragi aspetta che sia una trasmissione a fornirgli gli elementi? Ma questo è solo uno dei punti critici dell’audizione.
Ad esempio, non risponde al vero che non si possano acquisire i verbali di colloqui investigativi, come quelli su Lo Cicero. Proprio nel processo per la strage di via D’Amelio fu acquisito il verbale di un importante colloquio investigativo di Gaspare Spatuzza con Vigna e Grasso.
Vi è da chiedersi cosa faccia tanta paura dei verbali di Lo Cicero su Delle Chiaie da continuare a coprirli anche dopo la sua morte e quella di Delle Chiaie, invocando un livello di segretezza persino superiore al segreto di stato che per legge non è opponibile sulle stragi.
Senza neppure conoscere le dichiarazioni rese su Delle Chiaie, si è sostenuto che Lo Cicero sarebbe inattendibile, omettendo di citare che era cugino di Armando Bonanno, uno dei più feroci Killer di Cosa Nostra, omettendo di dire che l’8 giugno 1992 i Carabinieri di Palermo avevano redatto un’informativa che grazie alla testimonianza di Lo Cicero, aveva consentito di ricostruire l’organigramma della famiglia mafiosa di San Lorenzo con soggetti mafiosi fino ad allora sconosciuti, tra cui Salvatore Biondino, l’autista di Riina, e Antonino Troia, condannato per la strage di Capaci.
Si è omesso anche di dire che il 12 giugno 1992 i Carabinieri di Palermo lo ritennero talmente attendibile da chiedere alla procura di Caltanissetta una serie di intercettazioni e fermi relativi alla Strage di Capaci, basandosi proprio sulle sue rivelazioni, e che il 15 giugno successivo Borsellino chiese e ottenne una riunione di coordinamento con la procura di Caltanissetta per le indagini sulla strage di Capaci esclusivamente sulle testimonianze di Lo Cicero.
Sempre Borsellino lasciò una disposizione chiara: doveva essere lui a sentire Lo Cicero dopo la formalizzazione della sua collaborazione, prima ancora della Procura di Caltanissetta. E sempre Borsellino aveva fissato l’interrogatorio di Lo Cicero per il successivo 24 luglio 1992. Si vuole forse fare passare Borsellino per un incompetente?
Dopo la Strage, Lo Cicero si chiuse a riccio, decidendosi a rivelare ciò che sapeva solo poco prima di morire, sapendo di avere un cancro.
Non ci resta che prendere atto che dietro le stragi continuano ad esservi verità scottanti dalle quali certa politica vuole tenersi lontana, chiudendo una saracinesca sul passato”.
Lo affermano in una nota i componenti M5S nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.
