Di Luca Franceschi
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Il deputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Amato ha espresso pieno sostegno all’appello lanciato da autori e autrici del cinema italiano, denunciando quella che definisce una vera e propria “colonizzazione culturale finanziata con soldi pubblici”.
Secondo Amato, le attuali politiche cinematografiche non rappresentano una visione strategica, ma piuttosto “un travaso” di risorse che penalizza la creatività italiana. “Si tolgono risorse alla creatività italiana e le si spostano verso produzioni estere già forti, già finanziate, già dominanti”, ha dichiarato il parlamentare pentastellato.
La critica si concentra su una gestione che “taglia dove nasce il cinema e ingrassa dove il cinema arriva già confezionato”. Una strategia che, secondo il deputato, non può essere definita come un sistema organico, ma rappresenta una forma di subordinazione culturale sostenuta con fondi pubblici.
Il ministro Alessandro Giuli viene chiamato direttamente in causa dall’appello degli autori cinematografici. Amato sottolinea la contraddizione tra la retorica governativa su identità e patria e le misure concrete adottate nel settore. “Patrioti, ma di quale patria?” si domandano gli autori nell’appello, una questione che secondo Amato “resta senza risposta”.
Il parlamentare evidenzia come nei fatti si stiano riducendo le risorse destinate a scrittura, sviluppo e produzione italiane, mentre aumentano gli incentivi per attrarre capitali e contenuti stranieri. “Non è una contraddizione, è una scelta”, afferma categoricamente.
Particolarmente severa la critica rivolta a Federico Mollicone, accusato di non comprendere i meccanismi di finanziamento del cinema e di definire “vincente” la gestione di Cacciamani, nonostante quello che Amato definisce “un disastro sotto gli occhi di tutti che va molto oltre la propaganda”.
Riguardo alle dichiarazioni dell’Amministratrice di Cinecittà sull’internazionalizzazione del cinema italiano, Amato si domanda quale cinema si intenda promuovere, considerando che “lo si sta lasciando senza ossigeno”. La realtà, secondo il deputato, è “più semplice e più brutale: si stanno esportando soldi italiani e importando prodotti altrui”.
Quello che viene presentato come internazionalizzazione viene bollato come “subalternità pagata”. Mentre i professionisti italiani del settore vengono marginalizzati, si celebra come successo il ruolo di piattaforma per chi non necessita del supporto italiano.
Amato conclude ribadendo un principio fondamentale: “I soldi dello Stato italiano devono servire al cinema italiano. A costruire opere, lavoro, immaginario. Non a fare da bancomat a chi passa, incassa e riparte”.
Il deputato del M5S chiude il suo intervento con un appello diretto al ministro: “Il cinema italiano ha sfiduciato Giuli. Ministro, ne prenda atto”.
