Di Luca Franceschi
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Il decreto Lavoro del governo Meloni si presenta come una risposta al problema del lavoro povero, ma secondo Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S al Parlamento europeo, si tratta solo di un’operazione di facciata. Dietro la formula del ‘salario giusto’ ci sarebbe soltanto retorica e nessuna svolta normativa concreta.
Come sottolineato dall’europarlamentare pentastellato in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, esiste una direttiva europea sui salari minimi, esiste l’articolo 36 della Costituzione che ha una portata più forte della retorica del ‘salario giusto’, ed esiste la contrattazione collettiva, ma il governo continua a non affrontare il nodo centrale: l’assenza di una tutela salariale minima legale e indicizzata all’inflazione contro il lavoro povero, realmente efficace per permettere una vita dignitosa a tutti i lavoratori.
La strategia dell’esecutivo punta apparentemente a valorizzare i contratti collettivi ‘comparativamente più rappresentativi’, ma secondo Tridico la contrattazione da sola non basta a proteggere i lavoratori più deboli.
Difatti, senza una legge sulla rappresentanza e senza una soglia salariale chiara, il rischio è che la risposta al lavoro povero resti solo sulla carta.
In un mercato del lavoro frammentato, con perimetri incerti tra i diversi settori, tra industria, artigianato, forme cooperative, e segnato da contratti pirata, part-time involontario, lavoro a termine e precarietà, affidarsi soltanto alla contrattazione collettiva significa lasciare irrisolto il problema della povertà lavorativa.
Per l’ex presidente dell’Inps c’è bisogno di una scelta molto più coraggiosa ed efficace: fissare un vero limite alla povertà salariale, non lasciando spazio a interpretazioni e aggiramenti.
