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FI – FORZA ITALIA * CAMERA: «REFERENDUM 22-23 MARZO: DAGLI STATI GENERALI DELLE DONNE UN “SÌ” CONVINTO COME ATTO DI LIBERTÀ E PROTEZIONE PER LE DONNE»

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12.56 - lunedì 16 marzo 2026

Di Luca Franceschi
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Referendum 22-23 marzo: dagli Stati Generali delle Donne un “SÌ” convinto come atto di libertà e protezione per le donne

Milano, 16 marzo 2026 – “In vista del prossimo referendum costituzionale, emerge un appello accorato che supera le dinamiche di partito per parlare direttamente alla vita delle cittadine. Il voto del 22 e 23 marzo non è un semplice adempimento tecnico, ma uno strumento cruciale per riformare una giustizia che, troppo spesso, ha lasciato sole le donne più vulnerabili. Oltre l’appartenenza politica, un voto libero”. Lo sostiene Isa Maggi, Coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle Donne e Presidente di Fondazione Gaia.
La scelta referendaria deve essere un atto di coscienza individuale, svincolato dalle logiche di scuderia o dalle fidelizzazioni ai partiti. Questo voto non appartiene alle segreterie politiche, ma ai cittadini e alle cittadine, è un’occasione storica per decidere, in piena autonomia, quale modello di giustizia vogliamo per il futuro del Paese.
“Votare SÌ – prosegue Maggi – significa dare una risposta concreta a chi vive in condizioni di fragilità economica e sociale. Una giustizia più efficiente, con ruoli chiari (separazione delle carriere) e un sistema di controllo indipendente (Alta Corte), è la precondizione per garantire protezione immediata per le vittime di violenza: una magistratura più terza e imparziale riduce il rischio di “vittimizzazione secondaria”, ovvero quella violenza istituzionale che si consuma quando chi denuncia non viene ascoltata o protetta in tempi rapidi; difesa delle donne fragili: chi non ha risorse economiche o reti sociali forti dipende totalmente dalla trasparenza e dall’imparzialità dei tribunali. Una riforma che supera le logiche di corrente assicura che il diritto sia uguale per tutte, non solo per chi ha i mezzi per difendersi a lungo”.
Per troppe donne la giustizia non è un dibattito tecnico tra giuristi, ma una questione di pura sopravvivenza. Oggi la vera emergenza è il silenzio. Molte vittime non denunciano perché non hanno più fiducia in un sistema che percepiscono lontano o indifferente. La violenza diventa istituzionale quando, sin dal primo contatto con le autorità e lungo tutto l’iter del processo, la vittima non si sente creduta o vede i tempi della protezione dilatarsi all’infinito.
“Votare SÌ al referendum – ribadisce la coordinatrice degli Stati Generali delle Donne – è un atto di libertà che supera gli schieramenti politici. Significa scommettere su una riforma che garantisca una magistratura realmente terza e responsabile. Solo ruoli chiari e meccanismi di controllo efficaci possono restituire alle donne, specialmente alle più fragili, la certezza di essere ascoltate e protette. Dobbiamo ricostruire quella fiducia necessaria affinché nessuna donna abbia più paura di varcare la soglia di un tribunale per chiedere giustizia.”
“Dobbiamo abbattere le barriere che allontanano le donne dalle istituzioni – sottolinea Rosaria Nelli, Presidente Stati Generali delle Donne HUB -. Una giustizia che funziona è il primo baluardo contro l’emarginazione sociale ed economica. Il nostro sostegno al SÌ nasce dalla consapevolezza che solo un sistema giudiziario trasparente e privo di condizionamenti può garantire equità a chi è più fragile. Invitiamo le donne a riappropriarsi del proprio diritto di voto in modo consapevole e indipendente: la riforma è un passo necessario per una società più giusta e sicura per tutte.”
L’obiettivo di questo appello, promosso da Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati generali delle Donne e di Rosaria Nelli, presidente di Stati generali delle Donne HUB, coordinamenti nazionali impegnati per i diritti femminili, è trasformare il referendum in un passaggio di responsabilità civile.
“Invitiamo ogni donna e ogni uomo a consultare il documento di approfondimento che abbiamo redatto (in allegato) per comprendere come una riforma dell’assetto giudiziario possa tradursi in una maggiore dignità e sicurezza per tutte”.

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