Di Luca Franceschi
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Secondo il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia del Senato, desta particolare preoccupazione quanto emerge dal caso Ranucci. Il giornalista, nelle ore immediatamente successive all’attentato, fu sentito dalla Procura e non tardò ad accusare Chiara Colosimo e diversi rappresentanti di Fratelli d’Italia.
In quella sede, Ranucci formulò specifiche denunce nei confronti di figure come Fazzolari, Cangiano e Filini, senza alcuna esitazione. Secondo Rastrelli, si tratterebbe di affermazioni gravemente infamanti, mosse con l’intento precipuo di screditare i componenti di una forza politica da lui considerata avversaria.
Tuttavia, la situazione è radicalmente mutata nel tempo. L’orientamento interpretativo seguito da Ranucci appare oggi vacillante e rivela soprattutto la metodologia di un professionista dell’informazione che sembrerebbe più interessato a perseguire finalità di natura politica che a ricercare effettivamente la verità dei fatti, secondo la valutazione critica del senatore.
Per Rastrelli, il giornalista dovrà fornire spiegazioni convincenti circa l’ipotesi secondo la quale il presunto mandante degli attentati esplosivi avvenuti davanti alla sua residenza sarebbe da identificarsi in Lavitola, descritto come un “amico”.
