(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A oltre un anno dalle puntate della trasmissione Far West condotta da Salvo Sottile, che dedicarono un approfondimento alla presenza della mafia georgiana in Italia a partire dal contesto barese, appare utile fare il punto su un fenomeno criminale che presenta caratteristiche di particolare complessità e rilevanza sotto il profilo investigativo e istituzionale.
Lo dichiara il senatore Filippo Melchiorre, di Fratelli d’Italia, componente della Commissione parlamentare antimafia.
Già da diversi anni – osserva Melchiorre – il nostro Paese è interessato da una serie di reati di natura prevalentemente predatoria, quali furti, furti con scasso e rapine, commessi da soggetti spesso difficilmente identificabili, in quanto muniti di documenti falsi o di comodo. In una fase iniziale, tali episodi sono stati ricondotti a forme di criminalità comune. Le indagini hanno successivamente evidenziato come, in numerosi casi, tali condotte si inserissero invece all’interno di una più ampia e strutturata organizzazione criminale di matrice mafiosa, riconducibile alla cosiddetta mafia georgiana, nota anche come organizatsya o vory v zakone.
Un episodio particolarmente significativo – prosegue il senatore – è rappresentato dall’omicidio avvenuto a Bari il 6 gennaio 2012, quando un cittadino georgiano, poi identificato in Revaz Tchuradze, venne assassinato in un contesto che apparve sin da subito riconducibile alla criminalità organizzata. Grazie alla cooperazione internazionale, in particolare con Europol, quel delitto fu inquadrato come maturato nell’ambito della mafia georgiana. A distanza di circa dodici anni, l’arresto e la successiva estradizione in Italia di una cittadina georgiana, latitante in Turchia e ritenuta affiliata ai vory v zakone, hanno ulteriormente confermato il quadro investigativo. La donna, arrestata presso l’aeroporto di Fiumicino, dovrà scontare una pena di 21 anni di reclusione per il ruolo di supporto logistico svolto in occasione dell’omicidio.
La scelta del capoluogo pugliese come luogo del delitto – sottolinea Melchiorre – non appare casuale. Bari riveste un ruolo peculiare per la comunità georgiana e, di riflesso, anche per la criminalità organizzata di quella matrice. Da un lato, vi è la consolidata devozione per San Nicola, figura di grande rilievo nel mondo ortodosso; dall’altro, la città rappresenta uno snodo logistico strategico nei collegamenti verso la Grecia e la Turchia, lungo una direttrice fondamentale verso l’area caucasica.
La presenza della comunità georgiana è diffusa in numerose regioni italiane e in diversi Paesi dell’Unione europea. Analogamente, gli appartenenti a questa organizzazione criminale operano in più aree del territorio nazionale, prevalentemente nella commissione di reati comuni e con un ricorso limitato a episodi di violenza eclatante. Tale modalità operativa contribuisce, talvolta, a una sottostima della reale pericolosità del fenomeno.
Va tuttavia evidenziato – aggiunge il senatore – che si tratta di soggetti caratterizzati da un’elevata capacità organizzativa, da un uso avanzato delle tecnologie e da una marcata specializzazione criminale. Nei casi di conflitto interno o di violazione delle regole dell’organizzazione, non mancano risposte di tipo violento, quali ferimenti mirati o gambizzazioni, accompagnate da un diffuso clima di omertà. In questo senso, episodi come il ferimento avvenuto lo scorso luglio nel quartiere romano di Cinecittà presentano elementi riconducibili a dinamiche interne all’organizzazione.
Tali azioni – spiega Melchiorre – sono spesso connesse al mancato rispetto degli obblighi economici nei confronti della cosiddetta obschak, la cassa comune dell’organizzazione, destinata al finanziamento delle attività criminali, al sostegno dei detenuti e al mantenimento dei livelli superiori della struttura gerarchica, fino ai vertici dei vory v zakone, collocati prevalentemente all’estero.
Merita attenzione anche l’evoluzione del contesto internazionale – conclude il senatore di Fratelli d’Italia – in particolare nell’area greca, dove secondo fonti giornalistiche sarebbe in corso un conflitto tra criminalità locale e gruppi russo-georgiani per il controllo di traffici illeciti, come il contrabbando di sigarette e carburante. In Grecia sarebbero stati individuati numerosi soggetti di alto rango e si terrebbero riunioni tra i vertici dell’organizzazione, le cosiddette Shodka. Alla luce di questi elementi, ritengo opportuno portare la questione all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia, affinché possa essere oggetto di un approfondimento nell’ambito delle competenze istituzionali, anche con riferimento alle ricadute sul territorio nazionale e alle necessarie forme di cooperazione internazionale.
