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FDI – FRATELLI D’ITALIA * SENATO: «IRAN. TERZI (FDI) : UN ONORE ASCOLTARE IN SENATO MARYAM RAJAVI, PRESIDENTE ELETTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA RESISTENZA IRANIANA»

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14.26 - giovedì 16 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione Politiche Ue del Senato, ha espresso l’onore di ascoltare in aula la testimonianza di Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. L’audizione si è svolta nella commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica.

Secondo quanto riferito da Terzi, l’Iran continua a sprofondare in una condizione caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani e atrocità perpetrate dal regime contro la popolazione civile. Una situazione che, negli ultimi mesi, ha attirato l’attenzione della comunità internazionale nel suo complesso.

Terzi ha sottolineato come la voce di Madame Rajavi rappresenti un’autentica espressione del popolo iraniano. Il Movimento dei mujaheddin del popolo da lei rappresentato è riconosciuto dalle Nazioni Unite come movimento di resistenza e gruppo di perseguitati politici, nonché dai paesi europei e dalla maggior parte delle nazioni occidentali, inclusi gli Stati Uniti.

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana viene descritto dal senatore come il movimento che meglio incarna i principi fondamentali dello Stato di diritto e della difesa dei diritti umani. Una caratteristica che motiva il sostegno convinto di Fratelli d’Italia verso questa organizzazione. Il movimento rappresenta inoltre un insieme composito di diverse componenti della resistenza al regime, con una particolare rilevanza femminile, dato che più della metà dei suoi componenti sono donne.

Nel corso dei decenni di lotta contro il khomeinismo, oltre centomila oppositori politici sono stati uccisi dal regime iraniano. Una repressione che tuttavia non ha fermato la determinazione del popolo iraniano nella ricerca della libertà. Da inizio anno, la comunità internazionale ha assistito alla sanguinosa repressione operata dal regime, con oltre duemila mujaheddin dispersi nelle rivolte.

Durante la sua relazione, Maryam Rajavi ha illustrato nei dettagli i metodi violenti impiegati dagli Ayatollah e dai Pasdaran, evidenziando la commistione tra il potere politico, militare e giudiziario. Ha inoltre sottolineato l’utilizzo crescente della pena di morte come strumento di terrore nei confronti della popolazione e il ricorso ai blackout delle comunicazioni per soffocare le voci di chi continua a lottare per una vita più dignitosa e libera, in particolare tra i giovani iraniani.

Nel corso del dibattito in commissione, è stata posta la questione su come il governo italiano possa fornire aiuto concreto al popolo iraniano. Rajavi ha evidenziato come l’equilibrio internazionale e la stessa sicurezza dell’Italia siano intrinsecamente legati al superamento del regime iraniano. Le politiche di compromesso o di tolleranza verso il regime devono terminare, poiché finché esso continuerà a controllare l’Iran, l’intera regione rimarrà in uno stato di instabilità, con ripercussioni globali.

La soluzione, secondo quanto illustrato da Rajavi, consiste nel rovesciamento della dittatura attraverso l’azione del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata. Ogni forma di sanzione o pressione esercitata dall’Italia e dall’Unione Europea rappresenta non soltanto un segnale di speranza, ma un aiuto concreto per il popolo iraniano.

Durante i lavori è stata affrontata anche la questione delicata relativa ai cittadini iraniani residenti in Italia che, nel caso necessitassero del rinnovo del passaporto, correrebbero il rischio di subire pressioni e minacce sia personali che ai danni dei familiari rimasti in patria, a causa delle loro posizioni contrarie al regime.

Rajavi ha presentato inoltre un piano articolato per il rovesciamento del regime iraniano, fondato su tre principi fondamentali: lo sradicamento completo degli apparati dello Stato iraniano attuale, l’applicazione piena del principio di separazione tra la religione e lo Stato, e infine l’istituzione di una Repubblica di carattere democratico.

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