Di Luca Franceschi
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Il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi esprime profonda preoccupazione per l’ondata di esecuzioni di prigionieri politici che sta interessando l’Iran. In particolare, riferisce delle recenti impiccagioni di quattro detenuti affiliati all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (MEK/PMOI), accusati con pretestuose motivazioni di “baghi” (ribellione armata) e per la loro appartenenza al MEK/PMOI.
In risposta a questo scenario che Terzi definisce atroce, un gruppo di parlamentari di Fratelli d’Italia ha sottoscritto un appello congiunto. L’iniziativa ha visto la partecipazione dei senatori Scurria, Speranzon, Pellegrino e degli Onorevoli Calovini, Gruppioni e Di Giuseppe. L’appello è stato indirizzato all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Türk e al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran Mai Sato, affinché intervengano contro le continue esecuzioni di prigionieri politici perpetrate dal regime iraniano.
Nel documento trasmesso ai rappresentanti ONU, gli esponenti di Fratelli d’Italia rimarcano come il ricorso sempre più frequente alla pena di morte rappresenti uno strumento di repressione nei confronti di chiunque esprima dissenso. Il sistema giudiziario iraniano utilizza sistematicamente la pena capitale per mettere a tacere le voci che invocano democrazia e libertà, costituendo una grave violazione dei diritti umani fondamentali.
I parlamentari chiedono alle Nazioni Unite di condannare con fermezza questa escalation repressiva ed esercitare ogni possibile pressione sul regime affinché ponga fine a queste esecuzioni. Evidenziano inoltre come il regime iraniano violi una serie di trattati internazionali, incluso il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), di cui l’Iran risulta firmatario.
Il documento sottolinea l’estrema urgenza della situazione poiché un elevato numero di prigionieri politici si trova attualmente nel braccio della morte. Gli estensori dell’appello ricordano il rischio concreto che il regime possa ripetere un massacro come quello dell’estate del 1988, quando in seguito a una fatwa dell’Ayatollah Khomeini vennero giustiziati trentamila prigionieri politici, per la maggior parte appartenenti al MEK/PMOI, per la loro opposizione alla dittatura.
Terzi conclude osservando come, nonostante il conflitto in corso nella regione, l’apparato repressivo del regime iraniano continui a mostrarsi inarrestabile. La macchina del controllo, ormai completamente dominata dalle Guardie Rivoluzionarie IRGC, si configura come un regolamento di conti nei confronti dei milioni di iraniani che chiedono democrazia e libertà per la loro nazione.
A sottolineare ulteriormente la gravità della situazione è notizia dei giorni scorsi l’arresto di Nasrin Sotoudeh, avvocato e attivista per i diritti delle donne iraniane, vincitrice del Premio Sacharov. Sotoudeh è stata incarcerata più volte nel passato: nel 2023 per le proteste contro l’obbligo del velo e nel 2019 è stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate per aver difeso i diritti delle donne iraniane.
