(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La decisione del sindaco di Monterotondo di negare l’utilizzo della Sala Consiliare per la presentazione del libro ‘Chi sparò ad Acca Larentia’ rappresenta un fatto grave che colpisce il principio fondamentale della libertà di espressione e di confronto culturale.
Parliamo di un testo che affronta uno degli episodi più drammatici degli anni di piombo: l’agguato del 7 gennaio 1978 a Roma, in cui furono assassinati i giovani del Fronte della Gioventù Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta.
Nelle ore successive, durante gli scontri davanti alla sezione missina, perse la vita anche Stefano Recchioni.
Una pagina di sangue della storia nazionale che merita studio, approfondimento e rispetto, al di là di ogni appartenenza politica.
Impedire la presentazione di un libro che ricostruisce quei fatti significa negare uno spazio di discussione su una vicenda che appartiene alla memoria collettiva del Paese.
Le istituzioni hanno il dovere di garantire pluralismo e libertà culturale, soprattutto quando si affrontano temi complessi e dolorosi.
Una sala consiliare non è proprietà di una parte politica: è un luogo pubblico, della comunità.
Scegliere la via della chiusura anziché quella del confronto rischia di alimentare divisioni e sospetti, proprio mentre l’Italia ha bisogno di una memoria condivisa e di una condanna senza ambiguità di ogni forma di violenza politica, da qualunque parte essa sia provenuta.
La storia degli anni di piombo chiede serietà, rispetto per le vittime e disponibilità ad accogliere il dibattito.
Nessuna memoria può essere selettiva.
Ogni giovane caduto per odio politico merita verità e dignità.
Lo scrive in una nota la senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, coordinatore nazionale del Dipartimento Tutela vittime del partito.
