Di Luca Franceschi
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La vicenda che ha coinvolto Andrea Pucci rappresenta un caso emblematico del doppiopesismo culturale che caratterizza una certa sinistra. Secondo questa prospettiva, quando l’attacco, anche volgare, è rivolto alla destra e alle sorelle Meloni tutto sarebbe permesso; quando invece un artista non allineato sale sul palco senza usare la satira come clava ideologica, scatterebbe immediatamente la richiesta di censura. A sostenerlo è l’onorevole Umberto Maerna di Fratelli d’Italia, intervenendo sulle polemiche che hanno portato Pucci a rinunciare alla partecipazione al Festival di Sanremo.
A differenza di molti comici che negli anni hanno utilizzato la satira politica come uno strumento di aggressione sistematica e unidirezionale, rivolta sempre e solo contro la destra, Andrea Pucci non ha mai fatto della politica una claba, né ha costruito la propria comicità sull’insulto ideologico. Eppure è proprio lui a essere finito nel mirino della censura preventiva.
Maerna condivide pienamente l’appello del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha invitato Pucci a ripensarci, ribadendo un principio fondamentale: la satira non può e non deve essere censurata. È un principio che valeva quando sul palco salivano comici apertamente schierati a sinistra e deve valere anche oggi.
L’esponente di Fratelli d’Italia rivolge quindi un invito sincero ad Andrea Pucci a tornare sui suoi passi, perché cedere a questo clima significherebbe legittimare un’idea pericolosa: quella secondo cui la libertà di espressione è concessa solo a chi dice le cose “giuste” per qualcuno. La libertà non è a senso unico.
Difendere Pucci oggi significa difendere una satira libera, non violenta e non ideologica. A lui va la solidarietà personale e politica di Maerna, così come la ferma condanna per le minacce ricevute.
