Di Luca Franceschi
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Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, interviene sulla vicenda della bambina di dieci anni rimasta incinta presso il centro di accoglienza di Collio. Le motivazioni della sentenza di primo grado, rese pubbliche negli ultimi giorni, rappresentano un fatto che richiede una riflessione profonda, che va ben oltre il singolo procedimento giudiziario.
La gravità della situazione, secondo Almici, non può lasciare indifferente alcuno. La minore si è trovata al centro di una vicenda dalla portata sconcertante, che merita l’attenzione massima delle istituzioni dello Stato. Per questo motivo, il deputato ritiene opportuno che la Procura valuti seriamente l’ipotesi di presentare appello contro la sentenza di primo grado, nella quale il giudice ha stabilito che dal processo non sarebbero emersi elementi oggettivi sufficienti a provare l’uso di violenza o minacce nei rapporti sessuali contestati.
Lo Stato deve mantenere un’attenzione costante e rigorosa sulla tutela dei più fragili, sottolinea Almici, ricordando che tale protezione non può mai essere messa in secondo piano né relativizzata da differenze culturali o da consuetudini che risultino incompatibili con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano. Il deputato ha presentato una interrogazione parlamentare nei mesi precedenti, con l’obiettivo di rendere chiaro a chiunque si renda responsabile di fatti di questa gravità che lo Stato esercita il suo potere, che la giustizia segue il suo corso fino alle estreme conseguenze, senza permettere che esistano zone d’ombra.
Almici ha assicurato che continuerà a monitorare gli sviluppi della vicenda con la massima attenzione, ribadendo che la tutela dei minori rappresenta una priorità assoluta. Su questioni di questa portata, lo Stato ha il dovere imprescindibile di fornire risposte chiare, ferme e credibili, capaci di ristabilire fiducia nella giustizia e nelle istituzioni.
