(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Il pensiero corre lontano, agli anni del liceo. A quando, tra le minacce dei compagni e le lamentele di alcuni professori militanti, raccontammo per la prima volta questa storia taciuta a centinaia di studenti. Allora era scomodo, quasi proibito. Parlare delle foibe significava sfidare un’egemonia culturale della sinistra, rompere un tabù ideologico, esporsi a insulti, pressioni e tentativi di delegittimazione. Significava pagare un prezzo pur di non accettare una menzogna costruita sul silenzio.
Trovarsi oggi nell’Aula di Montecitorio per la cerimonia del Giorno del Ricordo è un’emozione che stringe la gola. Perché se oggi rendiamo omaggio a una verità che per troppo tempo è stata negata, è anche grazie a chi, dal secondo dopo guerra in poi, ha continuato a ricordare quando nessuno voleva farlo.
E farlo in quest’Aula, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dà a quella verità, finalmente, il riconoscimento pieno delle istituzioni della Repubblica».
