Di Luca Franceschi
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Durante la pandemia, i governi italiani hanno assunto decisioni drastiche che hanno fortemente limitato i diritti costituzionali dei cittadini, motivandoli con ragioni scientifiche che successivamente sono state smentite da studi e pareri di esperti. È in questo contesto che si inserisce l’audizione odierna in commissione Covid del professor Jay Bhattacharya, direttore del National Institutes of Health degli Stati Uniti, il quale ha sottolineato i danni provocati dai lockdown. In Italia, per volontà dell’allora governo Conte, questi provvedimenti si caratterizzarono per una particolare rigidità e una durata prolungata.
Una petizione sottoscritta da un milione di persone, tra cui medici di rilevanza internazionale e premi Nobel, aveva proposto un’alternativa più flessibile alle misure restrittive, un approccio che avrebbe consentito di proteggere le persone fragili garantendo al contempo maggiore libertà a giovani e bambini. Quest’ultimi sono stati tra i soggetti più colpiti dagli effetti della segregazione domestica, dalla sospensione dell’attività scolastica in presenza e dalla privazione delle relazioni sociali. Tuttavia, il clima di censura nei confronti di opinioni alternative che ha caratterizzato il periodo pandemico anche in Italia, come denunciato oggi dallo stesso Bhattacharya, ha impedito che questa proposta ricevesse la dovuta considerazione.
Recenti ricerche confermano le conseguenze negative di queste scelte. Uno studio pubblicato sulla rivista Child Development, condotto da ricercatori dell’Università di Harvard e dell’Università della California a Berkeley, evidenzia i danni sulle funzioni esecutive dei bambini causati dai lockdown. Gli effetti negativi di quelle misure, prive di fondamento scientifico secondo questa prospettiva, continuano a manifestarsi ancora oggi, non solo sui minori ma anche sugli adulti. Basti considerare il rinvio degli screening oncologici, le restrizioni imposte all’attività fisica e i disturbi depressivi derivanti dal confinamento prolungato.
Rimane paradossale, secondo questa valutazione, che la Costituzione italiana sia stata compromessa durante la pandemia da parte di coloro che oggi, appellandosi alla sua difesa, hanno ostacolato una riforma della giustizia ritenuta necessaria per modernizzare il paese.
