(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Dopo il caso gravissimo di Collio, che ha riportato all’attenzione il fenomeno delle cosiddette “spose bambine”, il territorio bresciano è nuovamente colpito da un fatto sconvolgente: anni di violenze su una figlia minorenne, rimasta incinta. Un padre arrestato. Una bambina tradita e devastata da chi avrebbe dovuto proteggerla.
Non sono episodi isolati e sono atti di violenza brutali contro minori. Non esiste cultura, tradizione o contesto che possa giustificare l’abuso o la negazione dei diritti fondamentali di una bambina. Le “spose bambine” non sono tradizione: sono una violazione dei diritti dell’infanzia.
La violenza non è identità culturale: è reato. Non può essere ignorato che anche in questi casi gli autori non sono bresciani e provengono da contesti culturali diversi. Questo non significa alimentare contrapposizioni, ma ribadire un principio chiaro: chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane e i valori fondamentali di tutela dell’infanzia e della dignità della donna.
Come componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, ritengo necessario un intervento immediato e coordinato. Per questo chiederò formalmente al Prefetto di Brescia la convocazione di un tavolo istituzionale con Prefettura, Forze dell’ordine, Procura, ATS, servizi sociali e scuola. È un passaggio indispensabile per rafforzare prevenzione, controlli e tutela concreta delle minorenni”.
