Di Luca Franceschi
///
Nella giornata del 19 luglio, come accade ininterrottamente da 34 anni, una delegazione di Fratelli d’Italia si è recata in Via D’Amelio per commemorare il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. L’occasione è stata utilizzata per ribadire l’impegno costante nella lotta alla criminalità organizzata, traendo ispirazione dall’esempio di dedizione mostrato da Borsellino e da tutti coloro che, come cittadini e servitori dello Stato, hanno sacrificato la loro vita nella battaglia contro la mafia.
L’intervento ha messo in luce come la minaccia mafiosa contemporanea si sia evoluta rispetto al passato. Accanto alla criminalità tradizionale, che mantiene un controllo territoriale militare in alcune regioni del meridione, opera una mafia “invisibile” ritenuta ancora più pericolosa. Questa forma di crimine si infiltra nel sistema economico, soprattutto nelle aree più sviluppate del centro e del nord Italia, e si connette a reti internazionali di narcotraffico, riciclaggio di denaro e operazioni cyber.
Nel corso dei quattro anni di governo Meloni, è stata mantenuta elevata l’attenzione verso il fenomeno criminale, attraverso la difesa della normativa del 41bis e mediante vari provvedimenti legislativi. Tuttavia, è stato sottolineato come la lotta contro un’organizzazione criminale in continua trasformazione richieda ancora ulteriori azioni e interventi.
Il deputato ha enfatizzato come la battaglia contro la mafia rappresenti un patrimonio comune dell’intera nazione, un valore che dovrebbe unire trasversalmente tutte le forze politiche al di là di ogni divisione ideologica o partitica. In questa prospettiva, sono state criticate le recenti prese di posizione del Movimento Cinque Stelle, in particolare le affermazioni del suo leader, giudicate come provocazioni inopportune e fuori luogo, soprattutto considerando il valore solenne della commemorazione in corso.
