Di Luca Franceschi
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I frantoi rappresentano un elemento cruciale della filiera olivicola nazionale, poiché costituiscono l’anello della trasformazione e rappresentano il naturale sbocco produttivo del lavoro degli olivicoltori. L’Italia mantiene una posizione di rilievo nel panorama olivicolo mondiale: è il primo consumatore globale di olio di oliva, il terzo produttore, oltre a essere il secondo esportatore per valore e volume. Questi numeri evidenziano l’importanza di uno dei comparti maggiormente rappresentativi del Paese e di una delle filiere più strategiche per l’economia nazionale.
In questo contesto, appare opportuno avviare riflessioni approfondite per valutare l’opportunità di inserire i frantoi tra i beneficiari delle misure previste dal Piano olivicolo nazionale, il primo vero strumento strategico che, dopo oltre vent’anni, fornisce finalmente all’Italia una programmazione organica per il rilancio del comparto. L’Esecutivo Meloni, attraverso il ministro Lollobrigida e il sottosegretario con delega al comparto olivicolo La Pietra, ha dimostrato concretamente di credere nel valore strategico dell’olivicoltura italiana.
Un naturale proseguimento di questo percorso di rilancio potrebbe consistere in un coinvolgimento che includa anche i frantoi, che operano significativi investimenti in innovazione, qualità e tracciabilità, contribuendo attivamente alla valorizzazione dell’olio extravergine italiano sui mercati nazionali e internazionali. Rafforzare il comparto dei frantoi significherebbe complessivamente rafforzare l’intera filiera e garantire una maggiore competitività a uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano.
Queste considerazioni sono state espresse da Marco Cerreto, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Agricoltura, in occasione del convegno organizzato dall’Associazione Italiana Frantoi Oleari a Vasto dedicato al tema “Frantoi italiani – valore, innovazione e mercato”.
