(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I COLLOQUI DELLA CORTE – LA LUNGA MARCIA DELLE DONNE PER RAGGIUNGERE I VERTICI NELLE CARRIERE DELLA MAGISTRATURA E DELL’AMMINISTRAZIONE DELLO STATO
In questo nuovo “Colloquio della Corte”, la giudice costituzionale Maria Rosaria San Giorgio dialoga con l’ex ministra dell’Interno Luciana Lamorgese sulle difficoltà e le resistenze incontrate dalle donne lungo il percorso, intrapreso tra mille ostacoli 80 anni fa, che ha permesso ad alcune di loro di raggiungere ruoli di estremo rilievo ai vertici delle amministrazioni dello Stato e della magistratura, come quelli di Presidente del consiglio, di Primo presidente della Corte di cassazione, di Presidente della Corte costituzionale, di guida della Ragioneria e dell’Avvocatura dello Stato, del Viminale e di altri importanti ministeri.
Il colloquio si snoda lungo due percorsi paralleli e per certi aspetti coincidenti: San Giorgio ha raggiunto molte posizioni nei ruoli della magistratura fino all’approdo in Corte di cassazione e l’elezione da parte dei colleghi togati prima al Consiglio superiore della magistratura e in seguito alla Corte costituzionale. Lamorgese ha diretto vari dipartimenti ed è stata capo di gabinetto al Viminale, prima donna prefetto a Venezia e a Milano e infine ministro dell’Interno.
Se tante donne hanno potuto affermarsi in ruoli che in un passato neanche troppo lontano erano considerati mestieri solo per uomini, il pensiero va inevitabilmente alle 21 madri costituenti (21 su 556 eletti nel 1946 all’Assemblea costituente) che per l’intero anno 1947 lottarono soltanto in cinque nella Commissione dei 75 e tutte insieme nella plenaria contro i pregiudizi che ancora risultano nei resoconti di quelle sedute.
Parte da qui il colloquio tra San Giorgio e Lamorgese anche per ricordare la mentalità dominante ancora negli anni ’50, rintracciabile, tra l’altro, anche in una sentenza della Corte costituzionale del 1958 non favorevole all’eventuale partecipazione di una maggioranza femminile nelle giurie popolari delle corti d’assise (ammessa invece per gli uomini).
Bisognerà infatti attendere la sentenza della Corte numero 33 del 1960 per rompere almeno in parte il “tetto di cristallo”: in quella occasione il collegio dei giudici costituzionali – al termine della discussione su una questione che coinvolgeva una giovane laureata in Giurisprudenza, Rosa Oliva de Conciliis, alla quale era stato negato di partecipare al concorso per accedere alla carriera prefettizia – deposita una sentenza storica in materia di parità tra uomini e donne che finalmente elimina le principali discriminazioni per l’accesso ai pubblici uffici.
Seguirà, nel 1963, la legge numero 66 che dà seguito alla sentenza della Corte: “La donna può accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge”. E infatti la legge 66 recita ancora: “L’arruolamento delle donne nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari”.
Il colloquio tra San Giorgio e Lamorgese entra nel vivo con una riflessione sulle rispettive esperienze, vissute tra difficoltà e riconoscimenti: dagli uffici delle procure di provincia fino alla Corte di Cassazione e alla Corte costituzionale; dalle piccole prefetture al Palazzo del Viminale e al Consiglio dei ministri.
