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COMUNE DI GENOVA * : «LA CONSULTA CARCERE-CITTÀ RAFFORZA I PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIO-LAVORATIVA DEI DETENUTI, LAVORO E FORMAZIONE AL CENTRO DELLA STRATEGIA»

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20.00 - mercoledì 8 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Genova, 8 lug. – Si è riunita questo pomeriggio a Palazzo Tursi la Commissione consiliare congiunta Welfare, Sviluppo economico e Pari opportunità dedicata alla Consulta Carcere-Città, l’organismo creato nel 2025 dall’Amministrazione comunale per rafforzare il rapporto tra sistema penitenziario e tessuto urbano attraverso la presa in carico dei detenuti e la loro integrazione, una volta scontata la pena, nel tessuto socio-lavorativo.

Dopo la Commissione di aprile dedicata alla presentazione ufficiale della Consulta alla città e dei soggetti aderenti alla nuova governance, la seduta di oggi ha visto un focus specifico su lavoro, formazione professionale e percorsi di inclusione sociale.

Iniziative a cui il Comune di Genova, in sinergia con tutti gli stakeholder aderenti all’organismo, sta lavorando in linea con l’obiettivo finale della Consulta, tanto ambizioso quanto sfidante, della costruzione condivisa di una rete sociale contro la marginalità.

Nel suo intervento in qualità di assessore a Lavoro, Servizi civici e Diritto di cittadinanza, l’assessore Emilio Robotti ha ricordato le attività portate avanti dall’Amministrazione nel primo anno di mandato nell’ambito del Tavolo comunale del lavoro, definendolo non solo «uno strumento strategico per garantire partecipazione, ascolto e confronto sulle politiche del lavoro cittadine», ma anche «un importante momento di connessione tra politiche del lavoro, coinvolgimento del sistema produttivo e inclusione sociale».

Riguardo a quest’ultimo aspetto Robotti – dopo avere annunciato il prossimo rinnovamento delle modalità operative del Tavolo con l’ausilio e il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni di categoria, «per costruire strumenti di lavoro più vicini alle esigenze del territorio» – ha ricordato l’esito positivo delle prime interlocuzioni con la Casa Circondariale di Pontedecimo per la promozione di percorsi di formazione e inserimento socio-lavorativo nel Cimitero Monumentale di Staglieno. «Una possibilità che, insieme all’assessora Lodi, abbiamo valutato molto positivamente, mediante il ricorso al cosiddetto “articolo 21”, ferma restando la necessità, da parte dell’amministrazione penitenziaria, di riorganizzare i propri servizi ed attività, e senza dimenticare le esigenze di formazione specifiche che ricadrebbero sui dipendenti comunali che prestano servizio all’interno del Cimitero Monumentale».

«Un’ulteriore difficoltà – ha precisato Robotti – sarebbe rappresentata dalla distanza, non indifferente, che separa Pontedecimo da Staglieno ecco perché è nostra intenzione portare avanti questa proposta di “buona pratica” anche con la Casa Circondariale di Marassi, con cui i rapporti interistituzionali sono altrettanto buoni e che evidentemente, per ragioni prettamente logistiche, sarebbe perfetta per un’iniziativa di questo tipo».

Dopo Robotti, ha preso la parola l’assessora a Welfare e Servizi sociali Cristina Lodi che ha ricordato l’articolazione della Consulta Carcere-Città in sei sottotavoli tematici per affrontare e approfondire al meglio, in sinergia con i vari portatori di interesse, i numerosi e variegati risvolti legati alla vita e alle concrete possibilità di reinserimento dei detenuti nella società e nel mondo del lavoro. «Dopo il tavolo sul lavoro dello scorso 11 marzo in cui abbiamo avviato l’approfondimento sui percorsi di formazione e inclusione socio-lavorativa e la presentazione, ad aprile, della Consulta, il 22 giugno abbiamo riunito il tavolo sull’assistenza sanitaria per trattare i temi, fondamentali, dell’accesso alle cure e alla continuità assistenziale per detenute e detenuti. Il 10 luglio – ha annunciato Lodi – si terrà il tavolo su diritti civili e anagrafe, mentre a settembre sarà la volta del tavolo sulla collocazione abitativa. Quindi, a ottobre e dicembre si riuniranno i tavoli dedicati rispettivamente alla tutela di donne e minori, e alla sicurezza, con all’ordine del giorno l’approfondimento dei legami tra la comunità urbana, le esigenze di sicurezza e reinserimento sociale di chi si ritrova a vivere un’esperienza di detenzione. Ogni tavolo vedrà la presenza dell’assessore o degli assessori competenti».

L’assessora Lodi ha poi rimarcato, ancora una volta, la necessità, «di abbattere il fenomeno della recidiva, particolarmente frequente per certe tipologie di reati. Per farlo occorre mettere in campo un sistema di accoglienza strutturata prima che la persona esca dal carcere, attraverso il rafforzamento e la sinergia tra strumenti come l’Ucil (Ufficio coordinamento inserimenti lavorativi del Comune di Genova), il progetto StarTappe, il nuovo Centro per la giustizia riparativa inaugurato a giugno e l’housing, su cui lavoreremo con l’assessore Patrone. Infatti, il diritto di accedere al mondo del lavoro deve andare necessariamente di pari passo con il diritto di accesso ad una soluzione abitativa».

Ricollegandosi poi alle parole del collega Robotti, l’assessora Lodi ha ribadito la volontà dell’Amministrazione comunale di «riprendere l’esperienza positiva, risalente ormai a tanti anni fa, dei percorsi di reinserimento socio-lavorativo di detenute e detenuti nelle Case Circondariali di Marassi e Pontecimo», senza escludere tuttavia il loro possibile coinvolgimento in altri servizi erogati dal Comune alternativi a quelli cimiteriali.

«Ringraziamo tutte le realtà – il commento finale dell’assessora Lodi e dell’assessore Robotti – che ci affiancano nella Consulta Carcere-Città: un organismo di cui Genova, ricordiamo, è stata la prima città italiana a dotarsi con la finalità di riconoscere la giusta attenzione alla popolazione carceraria attraverso la promozione, mediante un lavoro condiviso con il territorio, di percorsi di inclusione, responsabilizzazione e reinserimento. Detenute e detenuti sono soggetti vulnerabili a cui va riconosciuto il diritto fondamentale di riprendersi la propria vita e di costruire il proprio futuro a Genova, in linea con i princìpi di reinserimento e rieducazione della pena riconosciuti dalla nostra Costituzione».

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