Di Luca Franceschi
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Il ministro Nordio, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha fatto ricorso a Kant e al concetto di giustizia divina. Tuttavia, secondo quanto sottolineato da Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, il filosofo tedesco non si limitava a trattare la giustizia divina, ma affrontava anche il tema dell’imperativo categorico. Quest’ultimo principio stabilisce che le regole devono valere in modo universale, per tutti gli individui senza eccezioni, compresi i ministri.
La critica di Bonelli mette in evidenza una contraddizione nella posizione del ministro. Nordio si è infatti sottratto al processo legato al caso Almasri grazie a una decisione presa dai suoi colleghi deputati nel corso dell’iter parlamentare. Si tratta, secondo Bonelli, di una forma di salvaguardia che potrebbe essere definita come una “justizia terrena” basata sull’immunità accordata da una volontà umana e politica.
Nel comunicato, Bonelli conclude sottolineando che in attesa dell’intervento della Giustizia divina con la “G” maiuscola, sarebbe preferibile concentrare gli sforzi sul miglioramento della giustizia umana e del suo funzionamento concreto. A questo proposito, l’eliminazione dei lunghi tempi di attesa nei tribunali, che attualmente possono protrarsi per anni, rappresenterebbe già un risultato significativo sul piano terreno.
