Di Luca Franceschi
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Il G7 continua a dimostrarsi profondamente scollegato dalla realtà che caratterizza il pianeta contemporaneo. Le immagini dei leader mondiali intenti a posare per i social media rappresentano in maniera plastica una classe dirigente incapace di cogliere i drammi che attraversano la comunità internazionale. Nel contesto mediorientale si assiste attualmente a una crisi umanitaria senza precedenti, con milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Questo esodo massivo coinvolge uomini, donne e bambini intrappolati in un conflitto alimentato dagli interessi politici del primo ministro Netanyahu per mantenere il potere, oltre che dalla volontà dell’amministrazione Trump di costruire un nuovo ordine geopolitico fondato sulla supremazia militare, a discapito del diritto internazionale e del ruolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Il conflitto in corso si rivela inutile alla luce dei risultati conseguiti, mentre appare criminale considerando le conseguenze generate: perdite di vite umane, distruzioni materiali, sfollamenti di massa e il collasso economico delle aree interessate. Il G7 avrebbe dovuto porre al centro della propria agenda la ricostruzione dell’ordine internazionale basato sul diritto, ridando all’ONU un ruolo centrale e vincolante. Invece, l’organismo continua a operare secondo una logica di conflittualità permanente priva di prospettive risolutive.
Una medesima considerazione vale per la situazione ucraina. Non è possibile proseguire indefinitamente su questa strada senza accelerare gli sforzi diplomatici volti al raggiungimento di una soluzione negoziata. L’Europa deve individuare un mediatore credibile, verificare concretamente se sussistono margini realistici per il dialogo e porre la Russia davanti alle proprie responsabilità. Sebbene sia condivisibile l’imposizione di sanzioni economiche, come testimoniano i ventun pacchetti sinora adottati contro Mosca, sorge una domanda legittima: perché misure analoghe non vengono applicate nei confronti di Israele? Davanti alla devastazione sistematica di Gaza, non è stata intrapresa alcuna azione sanzionatoria significativa, rivelando un’incoerenza politica difficile da giustificare.
