(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«L’Italia è il Paese europeo più esposto al rischio di frane e alluvioni e i dati ufficiali sono inequivocabili. Sul territorio nazionale sono censite oltre 636 mila frane e circa il 28% presenta una dinamica rapida e ad alto potenziale distruttivo. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata (P3 e P4) coprono oggi il 9,5% del territorio nazionale, in aumento anche per effetto della crisi climatica e del consumo di suolo, cresciuto dal 2,7% degli anni Cinquanta al 7,16% del 2023.
Il rischio frane coinvolge 5,7 milioni di cittadini, quasi il 10% della popolazione. Nelle aree più pericolose vivono 1,28 milioni di persone, con 582 mila famiglie, 742 mila edifici, 75 mila imprese e 14 mila beni culturali esposti.
Quello che sta accadendo a Niscemi è inaccettabile, una città che frana nonostante le istituzioni fossero a conoscenza del pericolo. Secondo stime tecniche consolidate, per mettere davvero in sicurezza il Paese dal dissesto idrogeologico, insieme a una corretta pianificazione del territorio, servono circa 26 miliardi di euro, una cifra inferiore ai costi sociali ed economici che ogni anno frane e alluvioni scaricano sulle comunità.
E invece il governo Meloni sceglie di investire nel ponte sullo Stretto di Messina, in una delle aree più fragili e a più alto rischio sismico e idrogeologico d’Europa: un’opera che parte da 14 miliardi di euro, ma che può arrivare a 20–25 miliardi, sottraendo risorse decisive alla prevenzione. Con il ciclone Harry l’Italia ha vissuto l’ennesimo disastro annunciato: un evento tropicale nel mese di gennaio, causando quasi 2 mld di € di danni. Mentre l’Italia frana e affoga, il governo preferisce le opere speculative come il ponte sullo Stretto alla sicurezza delle persone e del territorio: sono irresponsabili!».
