(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Le retribuzioni italiane stanno mostrando segni di crescita, ma il gap con l’inflazione resta una sfida importante.
JP SALARY OUTLOOK 2026: le reTribuzioni conTinuano a crescere, ma il gap con l’inflazione resTa ampio. Dopo oltre un decennio di progressiva erosione del potere d’acquisto, il biennio 2024-2025 segna un primo segnale di inversione di tendenza per le retribuzioni.
Entrando nel dettaglio dei salari regionali, la Figura 3.2 mostra le RAL e le RGA medie regionali rilevate nel 2025. Le regioni con i salari più alti sono Lombardia, Lazio e Liguria; al contrario, i salari più bassi si trovano
tutti al Sud e nelle Isole (Molise, Basilicata, Calabria).

Secondo il JP Salary Outlook 2026 dell’Osservatorio JobPricing, la Retribuzione Annua Lorda (RAL) media è cresciuta del 3,6%, mentre l’inflazione si è fermata all’1,5%. Questo scarto ha consentito, per il secondo anno consecutivo, un recupero del potere d’acquisto degli stipendi. Il bilancio nel lungo periodo resta però negativo: dal 2015 la RAL è aumentata complessivamente dell’15,0%, a fronte di un’inflazione del 22,6%, con una conseguente perdita significativa di capacità di spesa per i lavoratori.
MERCATO IN MOVIMENTO, E RETRIBUZIONI IN CONSEGUENZA
L’incremento delle retribuzioni è il risultato di un anno di fermento per la domanda/offerta che ha impattato sulla fascia impiegatizia ed è stato sostenuto dall’onda lunga dei rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) degli ultimi anni, che hanno avuto un impatto particolarmente rilevante sulle fasce di reddito più basse.
Gli impiegati hanno registrato l’aumento più consistente, con una crescita della RAL del 3,8% nell’ultimo anno e del 13,1% dal 2015, il dato più elevato tra tutte le categorie professionali.
Di contro, la qualifica dirigenziale è rimasta sui medesimi livelli retributivi dello scorso anno come stipendio fisso, ma è cresciuta per la quota variabile, che ha avuto un grande impatto nell’ultimo anno sia per aumento della quota retributiva sia per aumento del numero di percettori.
BENEFIT E WELFARE: LEVA IN CRESCITA MA ANCORA POCO UTILIZZATA
Nonostante la crescente attenzione al Total Reward, la quota di retribuzione variabile e i benefit restano marginali per gran parte dei lavoratori italiani. Solo il 37,4% dei dipendenti percepisce una componente variabile nella propria retribuzione, ma chi lo percepisce ha una quota pari all’8,1% della RAL in media; l’accesso ai piani di welfare aziendale è per quasi il 40% dei lavoratori del mercato, con una media di 794 euro annui per chi ne beneficia.
I benefit risultano più diffusi tra i dirigenti (l’81% ne beneficia) e meno tra gli operai (solo il 27% ha accesso a qualche forma di benefit). Nel tempo sono aumentate in particolare i benefit legati all’ambito sanitario, previdenziale e assicurativo, “on-top” rispetto a quelle già previste dai CCNL, mentre i “fringe benefit” mantengono una stabilità di diffusione nel tempo.
LA DISTRIBUZIONE DEI SALARI: IL NORD ANCORA AVANTI, MA IL SUD ACCELERA
Le differenze territoriali restano marcate. Il divario tra Nord e Sud rimane significativo, con una differenza di quasi
4.400 euro nella RAL media. Sebbene negli ultimi anni sia prevalso il cosiddetto “catching up effect” tra le regioni del sud e quelle del nord, il salario medio delle regioni settentrionali supera ancora quello del sud di quasi il 15%.
In un’analisi territoriale, Lombardia, Lazio e Liguria continuano a registrare le retribuzioni più alte, mentre Basilicata, Calabria e Molise si trovano agli ultimi posti della classifica.
IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO TRA STAGNAZIONE E SEGNALI DI RIPRESA
A livello internazionale, l’Italia continua a collocarsi nelle ultime posizioni dell’OCSE per crescita salariale e perdita di potere d’acquisto. Il paese si posiziona al 23° posto su 34 per livello di salario medio annuo, mentre la differenza tra i più pagati e i meno pagati resta significativa: un CEO del 9° decile guadagna 8,8 volte un operaio del 1° decile.
Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha vissuto una fase di dinamismo, con tassi di disoccupazione ai minimi storici e un’elevata richiesta di profili altamente qualificati, estesa oggi anche a profili di media complessità e di difficile reperimento. Tuttavia, la produttività del lavoro in Italia continua a crescere a un ritmo inferiore rispetto ai principali paesi europei, rendendo difficile una crescita sostenibile dei salari nel lungo periodo.
MATTEO GALLINA – Responsabile Osservatorio JobPricing
L’edizione 2026 del report offre alcune indicazioni chiare sull’evoluzione del mercato retributivo. Negli ultimi quattro anni i rinnovi dei principali CCNL, la pressione esercitata da un’inflazione che oggi si è un po’ fermata e la sempre maggiore competizione nel mercato del lavoro hanno contribuito a ravvivare la dinamica delle retribuzioni in Italia. Si tratta di un segnale positivo, anche se il confronto con altri Paesi resta poco favorevole.
Per il secondo anno consecutivo la crescita delle retribuzioni è risultata superiore all’inflazione, consentendo un parziale recupero del potere d’acquisto. Un’altra tendenza osservabile negli ultimi anni è la graduale riduzione di alcuni divari interni al mercato del lavoro. Questo emerge, ad esempio, dalla dinamica registrata nel lungo periodo in settori come l’agricoltura e i servizi, nelle piccole imprese, tra i lavoratori più giovani, tra le donne e nelle regioni del Sud.
FEDERICO FERRI – Senior Partner & CEO JobPricing
L’aumento delle retribuzioni registrato nel 2025 rappresenta un ulteriore segnale positivo, già emerso l’anno precedente, ma il recupero del potere d’acquisto resta ancora parziale. L’attuazione della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva potrebbe avere già un notevole impulso sulle dinamiche salariali nel breve periodo, nonostante il contesto economico incerto derivante, in particolare, dalle tensioni geopolitiche.
Le imprese dovranno confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più competitivo, che nel 2025 ha avuto un riverbero molto significativo, nel quale la capacità di attrarre e trattenere talenti dipenderà non solo dall’andamento delle retribuzioni, ma anche dalla trasparenza e dall’equità delle politiche retributive adottate.
