(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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ROMA NEL CAOS: TRA STUPRI DI BRANCO E AGENTI MASSACRATI NELLE CARCERI. L’OSAPP GRIDA: “BASTA! REBIBBIA È AL COLLASSO, LO STATO DOV’È?”.
La Capitale piomba nell’orrore e le sue carceri diventano un far west. Mentre la città è ancora sotto shock per la bestiale aggressione di Tor Tre Teste — dove una ragazza di vent’anni è stata stuprata davanti al fidanzato da un branco di criminali senza scrupoli — all’interno delle mura di Rebibbia Nuovo Complesso si consuma l’ennesima carneficina silenziosa ai danni di chi serve lo Stato.
Sangue sulle divise: il bollettino di guerra
Oggi piangiamo l’ennesimo ferito. Il collega Della Volpe esce dall’ospedale con il naso rotto e 20 giorni di prognosi. È questo il “ringraziamento” per chi lavora ogni giorno in prima linea? È accettabile che un servitore dello Stato debba rischiare la vita e farsi massacrare il volto per portare a casa lo stipendio? No, non lo è più.
Rebibbia: la “maglia nera” d’Italia
I numeri della Segreteria Regionale OSAPP descrivono un inferno: Rebibbia NC è l’istituto più martoriato d’Italia.
• Mancano 200 uomini: Un vuoto del 30% tra agenti, assistenti e ispettori. Una voragine che costringe i pochi rimasti a turni massacranti e pericoli costanti.
• 1.700 detenuti: Una massa enorme di persone stipate in una struttura che scoppia, gestita da un personale ridotto all’osso e stanco di essere usato come carne da macello.
L’appello al DAP: non siamo figli di un Dio minore
Non servono più pacche sulle spalle o promesse elettorali. Serve gente, subito. Con la mobilità del 186° corso, il Dipartimento ha l’obbligo morale e istituzionale di inviare almeno 150 agenti a Rebibbia. È stato fatto per Regina Coeli? Bene, ora tocca a noi.
“Siamo stanchi di subire, stanchi di essere aggrediti e stanchi di vedere l’ordine e la sicurezza calpestati ogni giorno”, tuona la Segreteria Regionale OSAPP. “Vogliamo tornare a lavorare con dignità. Vogliamo che Rebibbia smetta di essere un girone infernale e torni a essere un Istituto dello Stato.”
Se lo Stato non risponde, la Polizia Penitenziaria non resterà a guardare mentre il sistema crolla.
IL SEGRETARIO REGIONALE

