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LEGAMBIENTE * COP30 BELEM: «ACCORDO INADEGUATO A CONTRASTARE L’EMERGENZA CLIMATICA, PREOCCUPANTE PASSO INDIETRO SUL PHASE-OUT DELLE FOSSILI»

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09.41 - domenica 23 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Legambiente: “Accordo inadeguato a contrastare l’emergenza climatica. Preoccupante passo indietro sul phase-out delle fossili e inadeguato l’impegno finanziario dei Paesi sviluppati a sostegno delle politiche di adattamento nei Paesi più poveri e vulnerabili.
L’Europa ha perso un importante occasione per dimostrare la sua leadership nell’azione climatica globale”.

“L’accordo di Belem, siglato alla COP30, – dichiara Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – è inadeguato a contrastare l’emergenza climatica così come è preoccupante il grave passo indietro compiuto sul phase-out dei combustibili fossili. L’Europa ha perso un grande occasione per dimostrare la sua leadership nell’azione climatica globale. Dieci anni dopo Parigi, serviva grande coraggio politico per mettere in campo un’ambiziosa azione climatica globale e per accelerare la transizione ecologica ed energetica nel mondo puntando su un’economia libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni, ma così non è stato. I leader mondiali si sono limitati al minimo indispensabile per evitare il fallimento, a partire proprio dall’Europa che non ha avuto il coraggio e la forza di spingere la Cina a mettersi insieme alla testa di una Coalizione degli ambiziosi, cruciale per costruire un ponte tra Paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo, soprattutto in un momento storico in cui sono sempre più crescenti le tensioni geopolitiche e i conflitti”.

Legambiente ricorda che la COP30 di Belem doveva avviare una nuova stagione dei negoziati sul clima con impegni ambiziosi per contrastare la drammatica emergenza climatica globale, ma così non è stato. “Purtroppo, l’Accordo di Belem – spiega Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente che ha seguito in Brasile il summit – consente solo un passo in avanti sulla giustizia climatica ed un preoccupante passo indietro sul phasing-out dei combustibili fossili, cruciale per poter colmare il crescente divario di ambizione negli impegni nazionali di riduzione delle emissioni climalteranti e mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi. Infatti, se da una parte, grazie alla grande mobilitazione della società civile, nell’accordo si prevede la creazione del Meccanismo d’azione di Belem, il nuovo strumento operativo per coordinare e promuovere la giusta transizione a livello globale, dall’altra, è stato escluso il phase-out dei combustibili fossili, lasciando nell’accordo solo un vago riferimento ad accelerare gli impegni assunti due anni fa negli Emirati Arabi. Senza nemmeno alcun riferimento esplicito alla transizione per la fuoriuscita dalle fossili decisa a Dubai”.

Per Legambiente la presidenza brasiliana non è riuscita a superare il veto dei Petrostati, con in testa l’Arabia Saudita, accettando di escludere dall’accordo la sua proposta di una Roadmap per la giusta transizione per porre fine all’uso dei combustibili fossili, nonostante la roadmap sia stata sostenuta dalla Dichiarazione promossa dalla Colombia e sottoscritta da oltre 80 Paesi, tra cui tutti quelli dell’Unione europea tranne Italia e Polonia. Tuttavia, per raggiungere il consenso necessario per l’approvazione dell’accordo, la presidenza brasiliana si è impegnata parallelamente ad avviare, in collaborazione con la Colombia, una roadmap per il phase-out dei combustibili fossili con tutti i Paesi disponibili. Un annuncio quello della presidenza brasiliana, che per Legambiente, deve essere seguito dai fatti. È fondamentale che l’Europa tutta, a partire dall’Italia, sia tra i protagonisti di questa roadmap il cui lancio è previsto il 28 e 29 aprile del prossimo anno a Santa Marta in Colombia.

Sull’Accordo raggiunto a Belem Legambiente sottolinea l’impegno finanziario inadeguato dei Paesi sviluppati a sostegno delle politiche di adattamento nei Paesi più poveri e vulnerabili. Solo un impegno generico a triplicare risorse entro il 2035, senza una chiara base di riferimento che rischia nei fatti solo di raddoppiare gli attuali impegni entro il 2030, sulla base dell’accordo raggiunto nel 2021 a Glasgow. Rendendo così più difficoltosi gli sforzi per ricostruire la necessaria fiducia con i Paesi più poveri e vulnerabili, fondamentale per superare con successo l’emergenza climatica globale.

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