News immediate,
non mediate!
Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

ISTAT * MERCATO LAVORO: «UN TERZO DEI 50-74ENNI PERCEPISCE ALMENO UNA PENSIONE, L’80,5% HA 65 ANNI O PIÙ» (PDF REPORT)

Scritto da
11.20 - giovedì 8 maggio 2025

Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –

///

** Immagine creata da redazione Opinione tramite Intelligenza artificiale – Chat Gpt **

L’Istat diffonde i principali risultati del modulo ad hoc, armonizzato a livello europeo, su “Pensione e partecipazione al mercato del lavoro” inserito nella Rilevazione sulle forze di lavoro condotta nel corso del 2023.

Il modulo è stato somministrato a tutte le persone di età compresa tra i 50 e i 74 anni, incluse le occupate. Le informazioni rilevate sono finalizzate a monitorare il progressivo raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Strategia Europa 2030, con particolare riferimento all’incremento della partecipazione al mercato del lavoro della popolazione in età avanzata, e a valutare l’esposizione al rischio di vulnerabilità economica dovuta all’assenza di un reddito da pensione tra le persone anziane. Dopo una breve analisi delle principali caratteristiche dei beneficiari dei trattamenti pensionistici, anche nel confronto europeo, e dell’età al pensionamento, viene approfondita la condizione occupazionale dopo la pensione e vengono analizzate le specificità dei pensionati che svolgono attività lavorative.

 

I BENEFICIARI DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI

L’analisi si concentra sulle persone tra i 50 e i 74 anni che beneficiano di una pensione con funzione di vecchiaia (da ora in poi genericamente indicata con il termine “pensione”), cioè all’insieme dei trattamenti che coprono i rischi economici legati all’età avanzata. Rientrano in questa categoria le pensioni erogate al termine di un’attività lavorativa (pensioni da lavoro ), le pensioni private ottenute a seguito di un piano pensionistico personale e, solamente per le persone con età superiore a 66 anni, come richiesto dalla definizione Eurostat, le pensioni di reversibilità, invalidità e assegno sociale (pensioni non da lavoro).

 

Un terzo dei 50-74enni percepisce almeno una pensione, l’80,5% ha 65 anni o più

Il 32,1% della popolazione tra 50 e 74 anni (circa 6 milioni e 607mila individui) riceve almeno una pensione; l’età media è pari a 68,3 anni: il 37,1% ha tra 65 e 69 anni e il 43,4% ha almeno 70 anni. Le donne, nonostante rappresentino la maggioranza (51,6%) della popolazione tra 50 e 74 anni, costituiscono meno della metà (il 45%) del sottogruppo di coloro che percepiscono trattamenti pensionistici: si tratta di 2 milioni e 971mila pensionate, di cui ben il 46,7% ha 70 anni e oltre. Tra gli uomini 50-74enni, i beneficiari di pensione
sono 3 milioni e 637mila, di cui oltre un quinto (21,7%) ha tra 50 e 64 anni (Figura 1).

 

 

La quota di percettori di pensione in Italia è tra le più basse d’Europa, elevato il gap di genere

Il 43,4% della popolazione di età compresa tra 50 e 74 anni non percepisce una pensione ed è occupata, quasi 9 milioni di individui relativamente giovani, essendo l’età media pari a 56,3 anni. La quota è in linea con la media dell’Unione europea (43,2%) (Figura 2)

La percentuale dei pensionati tra i 50 e i 74 anni di età, 32,1%, è invece tra le più basse in Europa, superiore solo a quelle di Spagna (24,3%), Danimarca (25,5%) e Grecia (31,7%), distanziandosi di oltre 8 punti percentuali dalla media Ue27 (40,5%). Di contro, in Italia la quota di persone che non lavorano e non beneficiano di alcuna pensione (24,4%) è tra le più alte (è inferiore solo a quelle di Spagna, 29,8%, e Grecia, 25,1%) e si discosta dalla media dei Paesi di 8,1 punti percentuali.

Elevate le differenze di genere: in Italia il 28% delle donne percepisce una pensione, contro una media europea del 40,7%; per gli uomini i valori sono rispettivamente 36,5% e 40,4%. In altri termini, l’Italia si colloca al di sotto della media Ue27 di circa 13 punti percentuali per effetto della componente femminile (essendo la differenza di appena 4 punti con riferimento alla componente maschile).

Più bassa rispetto alla media europea (4,1%) è anche la quota, pari al 2%, di chi riceve una pensione con funzione di vecchiaia ed è occupato; si tratta di 418mila individui con un’età media pari a 66,5 anni.

Infine, un individuo su quattro non lavora e non beneficia di alcuna pensione; sono circa 5 milioni di individui e hanno in media 59,8 anni, sono soprattutto donne (75,7%) che vivono in coppia (33,4% senza figli coabitanti e 38,7% con figli coabitanti), con cittadinanza italiana (92,6%), poco istruiti (il 67,4% ha al massimo la licenza media inferiore), che in metà dei casi risiedono nel Mezzogiorno; un terzo non ha mai lavorato: il 42% tra le donne, quota che sale al 47% nel Mezzogiorno e raggiunge il 55% tra chi possiede al più la licenza elementare.

 

 

Una donna di 65-74 anni su quattro non lavora e non beneficia di alcuna pensione

Il 63,5% dei 50-64enni è occupato e solo il 9,5% percepisce un trattamento pensionistico; nella fascia
di età 65-74 anni i valori passano rispettivamente al 9,7% e al 77,5% (Prospetto 1).

Nel Mezzogiorno si registra la quota più bassa sia di occupati sia di percettori di trattamenti pensionistici: lavora poco più della metà delle persone tra 50 e 64 anni (contro circa il 70% nel Nord) e beneficia di una pensione poco meno del 70% delle persone tra 65 e 74 anni (rispetto a valori superiori all’80% nel Nord). Inoltre, sempre nel Mezzogiorno, il 23,8% delle persone tra 65 e 74 anni non è occupata e non riceve alcuna pensione, rispetto al 14,6% nel Centro, al 13% nel Nord ovest e al 12,2% nel Nord est.

 

L’aumento dell’età media di pensionamento risente fortemente degli effetti delle riforme che nel tempo, in particolare a partire dal 2012, hanno inasprito i requisiti per accedere alla pensione. L’incidenza di quanti sono andati in pensione prima dei 60 anni è passata da circa il 90% registrato per gli anni antecedenti al 2009 a valori di poco superiore al 10% nel 2023, con una riduzione maggiore tra gli uomini (Figura 6).

 

LA CONDIZIONE LAVORATIVA DOPO LA PENSIONE

Un pensionato su 10 ha avuto esperienza di lavoro dopo aver ricevuto la pensione

Il 71,8% dei pensionati ha smesso di lavorare al momento della pensione e un ulteriore 17,4% non lavorava già da prima. La quota di coloro che dichiarano di aver lavorato nei primi sei mesi successivi al momento del ricevimento della pensione è pari al 9,4% (il 6,6% ha continuato a svolgere lo stesso lavoro che aveva prima di percepire la pensione), mentre ammonta all’1,4% quella di chi ha svolto almeno un lavoro, ma solamente dopo i primi 6 mesi di pensionamento (Figura 7). In sintesi, il 10,8% dei pensionati tra 50 e 74 anni dichiara di aver lavorato anche dopo aver iniziato a percepire una pensione (712mila individui).

 

Bassa la quota di pensionati che ha lavorato nei primi sei mesi dopo il pensionamento 

In Italia, la quota di pensionati che lavorano nei primi sei mesi dopo aver iniziato a ricevere la pensione è più contenuta rispetto alla media Ue27 (9,4% rispetto a 13,0%). Ancora una volta, le differenze sono dovute soprattutto alla componente femminile: le donne pensionate che hanno lavorato subito dopo la pensione in Italia sono il 5% contro l’11,2% della media europea (Figura 8); per gli uomini i corrispondenti valori sono meno distanti (12,9% contro 14,9% rispettivamente).

 

Un pensionato su due ha lavorato dopo la pensione per soddisfazione personale

Tra i pensionati che hanno continuato a lavorare subito dopo aver ricevuto la pensione (9,4% dei pensionati), più della metà (51,7%) dichiara di averlo fatto principalmente per soddisfazione personale e per continuare a essere produttivo nella società in cui vive (Figura 9); la quota è superiore rispetto a quella osservata a livello europeo (36,3%) e raggiunge i due terzi tra i laureati. Il 29,7% indica come principale la motivazione di natura economica (la quota non si discosta dalla media europea), che risulta la più frequente tra gli stranieri e tra coloro la cui pensione non proviene da una pregressa attività lavorativa. Infine, residuali sono le altre motivazioni, tra le quali quelle di natura relazionale (4,3%) e quelle relative alla maggiore disponibilità di reddito, anche se non necessario (6,0%), meno frequenti rispetto alla media europea (11,2% e 9,1% rispettivamente).

 

Tra le persone tra 50 e 74 anni che hanno smesso di lavorare nei primi sei mesi dopo aver ricevuto la pensione, la maggior parte (82,4%) lo ha fatto semplicemente perché ha avuto la possibilità di andare in pensione, avendo raggiunto i requisiti contributivi e legali per farlo (Figura 10). La quota risulta superiore rispetto alla media europea (76,8%). Tra le restanti motivazioni vi sono il raggiungimento dell’età massima di pensionamento (6,8%), i motivi di salute (4,0%), le condizioni economiche vantaggiose per lasciare il lavoro (2,9%) e le responsabilità di cura o altri motivi familiari (1,5%).

 

Nel Nord est e tra i laureati più alte le quote di pensionati che continuano o riprendono a lavorare

La presenza nel mercato del lavoro dei pensionati contraddistingue le generazioni più giovani: la quota di pensionati che hanno continuato o ripreso a lavorare va dal 10% nella fascia di età 70-74 anni al 18,6%
tra 50 e 59 anni (Prospetto 4). È inoltre più elevata nel Centro-nord, le aree geografiche con i più alti tassi di occupazione e l’età media dei pensionati più bassa, superando il 15% nel Nord-est. Invece, nel Mezzogiorno, dove un quarto dei pensionati non lavorava già prima del pensionamento, appena il 5,3% dei pensionati ha svolto un’attività lavorativa successivamente al ricevimento della pensione.

Il lavoro post-pensione è più diffuso tra i pensionati (14,8%) rispetto alle pensionate (6,0%). Tra le donne, il 26,8% non lavorava già prima di ricevere la pensione e un terzo di queste non ha mai lavorato; la percentuale scende al 9,7% tra gli uomini.

La quota dei pensionati che ha continuato a lavorare aumenta al crescere del livello di istruzione: si passa dal 7,2% tra i meno istruiti a circa l’11% tra coloro che hanno la licenza media inferiore o il diploma superiore, fino al 16,7% tra i laureati; allo stesso tempo è minore la quota dei pensionati laureati che non lavoravano già prima di ricevere la pensione (5,9% contro 33,3% dei meno istruiti).

Infine, il lavoro dopo la pensione caratterizza prevalentemente i pensionati con cittadinanza straniera (14,7% rispetto a 10,8% degli italiani).

 

I PENSIONATI OCCUPATI

Il 6,3% dei pensionati di 50 e 74 anni sono occupati (418mila individui). Rispetto al totale degli occupati della medesima fascia d’età, sono persone con bassi titoli di studio (fino a licenza elementare 11,7% contro 3,9%) o lavoratori autonomi (79,5% contro 25,7%), soprattutto lavoratori in proprio (44,0% contro il 14,7%), liberi professionisti (18,2% contro 6,6%) e imprenditori (7,2% contro 2,3%) (Prospetto 5). Tra le figure professionali sono più rappresentate quelle di artigiano, operaio specializzato, agricoltore (28,2% contro 14,8%), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (17,9% contro 15,7%) e quelle di legislatori, imprenditori e alta dirigenza (9,3% contro 4,5%); meno rappresentate sono invece le professioni esecutive nel lavoro d’ufficio (3,9% contro 12,3%) e le professioni non qualificate (3,9% contro 11,3%).

I pensionati occupati, rispetto al totale degli occupati, svolgono più spesso un lavoro a tempo parziale (37,7% contro 17,0%), nei settori dell’agricoltura (13,0% contro 4,1%) e del commercio (19,9% contro 12,4%).

 

Loader Loading...
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Scarica PDF [378.16 KB]

Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

Per donare ora, clicca qui



A.I. - IMPAGINAZIONE EDITORIALE OPINIONE
POSSIBILE UTILIZZO INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Opinione si avvale di applicazioni basate su Intelligenza artificiale al fine di ottimizzare l'impaginazione editoriale curata dalla nostra redazione.
I contenuti potrebbero presentare interpretazioni di testo difformi dall'originale del comunicato stampa ricevuto: nel caso è gradita una segnalazione a: [email protected]


© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.