(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Le notizie e gli approfondimenti emersi nelle ultime ore delineano un quadro inquietante: in Europa e in Italia operano circuiti dell’antagonismo radicale che travalicano i confini nazionali e alimentano un clima di odio politico sempre più esplicito, che troppo spesso sfocia nella violenza. L’omicidio di Quentin Deranque in Francia e l’aggressione ai militanti di Gioventù Nazionale a Roma, alla vigilia della commemorazione di Acca Larentia, non sono episodi isolati ma segnali convergenti di una radicalizzazione che trova coperture ideologiche e troppe ambiguità politiche”.
Lo dichiara Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia.
“Il parallelismo storico evocato in queste ore con la stagione dell’odio politico che portò all’uccisione di Sergio Ramelli richiama tutti a una responsabilità precisa: non può essere tollerata alcuna legittimazione culturale della violenza contro chi la pensa diversamente. Quando l’aggressione diventa militanza e l’avversario viene disumanizzato, si crea il terreno su cui gli estremismi prosperano.
Da tempo segnalo anche presenze e frequentazioni controverse emerse sul territorio bresciano, a conferma che queste reti non sono lontane ma presenti e attive.
Di fronte a aggressioni politiche e morti violente non può esistere un doppio standard in base all’appartenenza ideologica delle vittime: la violenza è sempre violenza.
La sinistra – conclude Almici – deve uscire dall’ambiguità e dire con chiarezza da che parte sta: con lo Stato di diritto e la democrazia, oppure con chi alimenta odio politico, estremismo militante e delegittimazione dell’avversario”.
