(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Intesa Sanpaolo: i distretti del Trentino Alto Adige tra i migliori per crescita, redditività e patrimonializzazione.
PRESENTATO IL 18° RAPPORTO ANNUALE “ECONOMIA E FINANZA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI”
INTESA SANPAOLO: DISTRETTI INDUSTRIALI PIÙ SOLIDI, CRESCE L’EXPORT (+0,9% NEL 2025); IL 60% DEL FATTURATO DA GRANDI IMPRESE
• La redditività si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8% (EBITDA margin); il rafforzamento patrimoniale (dal 30,3% del 2021 al 36,6% del 2024) ha interessato tutte le filiere e le classi dimensionali delle imprese
• Nel 2025 l’avanzo commerciale è stato pari a 97,4 mld di euro, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano. Premiata la maggiore diversificazione. Emirati Arabi Uniti, Polonia e Spagna i Paesi in cui l’export è cresciuto di più
• Grande è bello: cresce l’importanza delle aziende di maggiori dimensioni, dove si concentra il 60% del fatturato dei distretti
• Le imprese “champion”, quelle più dinamiche, internazionalizzate e innovative, rappresentano il 7% del totale
• Gli investimenti 2026 sono focalizzati sull’autoproduzione di energia, l’intelligenza artificiale e la cybersecurity
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Il riposizionamento competitivo passa per la difesa del mercato Usa e la ricerca di nuovi mercati
Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta dei dati di commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita. È quanto emerge dalla diciottesima edizione del Rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali”, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo, che offre una fotografia aggiornata dello stato di salute delle imprese distrettuali italiane in una fase caratterizzata da rallentamento della crescita globale, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione degli scambi internazionali.
L’analisi evidenzia come i distretti industriali abbiano affrontato questo contesto facendo leva su una maggiore solidità patrimoniale, buoni livelli di redditività e una forte capacità di presidiare i mercati internazionali. Il rafforzamento della struttura finanziaria e le abbondanti disponibilità liquide consentono alle imprese di affrontare le incertezze dello scenario con una resilienza superiore rispetto al passato e di mantenere elevata la propensione agli investimenti.
FATTURATO A 343 MLD, PROSEGUE IL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE
L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mette in luce come, dopo il balzo del biennio 2021-22, il fatturato sia sceso lievemente nel biennio successivo, collocandosi nel 2024 intorno ai 343 miliardi di euro. I livelli del fatturato delle imprese dei distretti si collocano su livelli abbondantemente superiori a quelli del 2019 (+16,6%). La redditività, misurata dall’EBITDA margin, si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8% nel 2024, solo di poco inferiore al massimo toccato nel 2023. Le stime relative al 2025 mostrano una sostanziale tenuta economico-reddituale. È proseguito il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita nel 2024 al 36,6%, 2,6 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e addirittura 6,3 punti sopra la percentuale del 2021. Il miglioramento ha caratterizzato tutte le classi dimensionali e le filiere settoriali. Le disponibilità liquide, pur riducendosi, sono rimaste su livelli elevati
(pari al 9% dell’attivo): sono risorse cruciali per autofinanziare gli investimenti futuri, affrontare le incertezze e i rischi dello scenario.
L’EXPORT CRESCE DELLO 0,9% GRAZIE A MAGGIORE DIVERSIFICAZIONE
Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo dell’export verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato un progresso del +0,9%. È poi rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi di euro, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano. La sostanziale tenuta dell’export distrettuale non era scontata in un contesto di grandi turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana. È stata premiata la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna, che sono i tre Paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più in valore nel 2025. La diversificazione dei nostri mercati di sbocco potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico. In particolare, la limitata incidenza del Mercosur sull’export totale dei distretti suggerisce l’esistenza di un ampio potenziale di crescita, soprattutto per quei territori e quelle filiere che già mostrano una presenza, seppur contenuta, nell’area.
AUMENTA L’IMPORTANZA DELLE IMPRESE MEDIO-GRANDI
Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro. L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo). Molti distretti sono poi fortemente integrati negli ecosistemi territoriali di riferimento: sembra, ad esempio, emergere una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle Calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.
IN EVIDENZA LE IMPRESE “CHAMPION”, SONO IL 7% DEL TOTALE
È rimasta alta la dispersione dei risultati: nel 2024 la quota di imprese distrettuali con EBITDA margin superiore al 20% si è collocata al 13,4% (solo di poco inferiore al picco del 2023), mentre la percentuale di imprese con marginalità negativa è passata dal 9,3% del 2023 all’11,9%. La dispersione è particolarmente alta tra le micro-imprese. Anche in questa edizione del Rapporto si è messo in evidenza un nucleo di imprese definite “champion” in base alle loro performance nel periodo 2022-24: sono il 7% del totale, ben rappresentate in ogni settore e territorio. Sono molto attive in termini di internazionalizzazione e innovazione e più propense a utilizzare il cognome della famiglia nella ragione sociale.
Emerge in particolare un gruppo di aziende virtuose, in grado di rafforzare la produttività,
accrescere l’occupazione e innalzare i salari. Queste imprese, oltre a mostrare un’evoluzione di gran lunga migliore del fatturato, vedono una presenza più numerosa di realtà di medie e grandi dimensioni, forti anche di un miglior posizionamento strategico.
MANAGER GIOVANI CONSENTONO MAGGIORE DINAMICITÀ E PIÙ INVESTIMENTI
L’analisi mostra con chiarezza che la presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in cui il passaggio generazionale può rappresentare un driver di competitività. Il Rapporto offre evidenza dei vantaggi competitivi offerti dai distretti agli imprenditori under 35. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, a una maggiore propensione all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e a un più agevole accesso a risorse professionali e competenze.
NEL 2026 FOCUS INVESTIMENTI SU ENERGIA, AI E CYBERSECURITY
Grazie all’indagine condotta sui colleghi che gestiscono le relazioni con le imprese clienti di Intesa Sanpaolo, è stato possibile cogliere indicazioni sui progetti di investimento per il 2026. Le maggiori priorità riguardano gli impianti di autoproduzione di energia, seguiti da soluzioni di intelligenza artificiale e cybersecurity. La necessità di attrarre e trattenere capitale umano qualificato in un contesto di crescita degli investimenti in tecnologia e sostenibilità sta spingendo le imprese distrettuali ad adottare una pluralità di strategie. Al primo posto ci sono le politiche di welfare aziendale, seguite da smartworking, premialità sul raggiungimento degli obiettivi aziendali e politiche di riconciliazione tra lavoro e vita privata. Si può fare di più in termini di formazione, percorsi dedicati all’inserimento di giovani e stranieri, offerta di alloggi a condizioni vantaggiose, collaborazione con Università, ITS e scuole superiori.
DIFESA MERCATO USA E RICERCA NUOVI MERCATI SONO LE PRIORITÀ
L’analisi fa emergere il percorso di riposizionamento competitivo realizzato nel tempo dalle imprese distrettuali, ma anche le priorità da affrontare nel 2026 e nei prossimi anni: su tutte la “difesa” del mercato americano e la ricerca di opportunità in nuovi mercati, l’innovazione e la tecnologia, la sostenibilità. Si tratta di un mix articolato di strategie che può essere adottato con più facilità nei distretti dove ancora vi sono vantaggi localizzativi, legati alla prossimità delle forniture e alla presenza di competenze, di enti di formazione e di ricerca.
Peraltro, proprio questi fattori di competitività tipici delle aree distrettuali spiegano anche il successo dei cinque poli aerospaziali descritti in questo Rapporto e attivi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia che insieme rappresentano circa il 90% degli addetti e dell’export del settore in Italia.

Executive Summary
La diciottesima edizione del Rapporto Economia e Finanza dei Distretti Industriali mostra una fotografia aggiornata della situazione economico-reddituale delle imprese distrettuali. Nel triennio 2023-2025, i distretti industriali italiani hanno subito un rallentamento della crescita, ma la competitività è rimasta elevata come è evidente dalla tenuta dei dati di commercio estero dopo l’inasprimento dei dazi americani del 2025. Anche lo scorso anno è stata alta la capacità dei distretti di creare valore aggiunto, grazie alla presenza di filiere ramificate a livello locale che hanno contribuito a rafforzare la qualità e la diversificazione delle produzioni, insieme al time to market. Il rafforzamento patrimoniale degli ultimi anni e le abbondanti disponibilità liquide consentono di affrontare le complessità dell’attuale scenario con una maggiore solidità rispetto al passato e di mantenere alto l’impegno sul fronte degli investimenti.
Il conflitto in Iran rappresenta una nuova prova da affrontare per le imprese distrettuali. Gli effetti su settori e filiere produttive varieranno in funzione della presenza con attività di export nei Paesi del Medio Oriente, dell’intensità energetica, delle tensioni lungo le catene di approvvigionamento e dell’evoluzione delle condizioni di domanda. Saranno però determinanti anche le strategie adottate dalle imprese.
Le prospettive per il 2026 e i prossimi anni sono strettamente legate alla capacità delle imprese di riprendere ad investire. Le urgenze (e le opportunità) maggiori sono individuate nel campo dell’autoproduzione di energia, nella diversificazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento, nella tecnologia per i vantaggi offerti in termini di efficientamento produttivo, risparmio energetico e accesso a mercati lontani. Il Rapporto evidenzia che il tessuto produttivo distrettuale ha le risorse per affrontare le sfide di un contesto competitivo esterno sempre più complesso. Ecco in estrema sintesi i principali risultati.
L’analisi dei bilanci di 22.557 imprese distrettuali mette in luce come, dopo il balzo del biennio 2021-22, il fatturato sia sceso lievemente nel biennio successivo, collocandosi nel 2024 intorno ai 343 miliardi di euro. La redditività, misurata dall’EBITDA margin, si è mantenuta su livelli elevati, collocandosi all’8% nel 2024, solo di poco inferiore al massimo toccato nel 2023. Le prime stime disponibili per il 2025 mostrano una sostanziale tenuta economico-reddituale.
È proseguito il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita nel 2024 al 36,6%, 2,6 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e addirittura 6,3 sopra la percentuale del 2021. Il miglioramento ha caratterizzato tutte le classi dimensionali e le filiere settoriali. Le disponibilità liquide, pur riducendosi, sono rimaste su livelli elevati (pari al 9% dell’attivo): sono risorse cruciali per autofinanziare gli investimenti futuri, affrontare le incertezze e i rischi dello scenario.
Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 aveva registrato un balzo dell’export verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale ha mostrato un progresso del +0,9%. È poi rimasto su valori storicamente elevati l’avanzo commerciale, pari a 97,4 miliardi di euro, l’85% circa del surplus del manifatturiero italiano.
La sostanziale tenuta dell’export distrettuale non era scontata in un contesto di grandi turbolenze e dalla discontinuità della politica commerciale americana. È stata premiata la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna, che sono i tre Paesi in cui l’export dei distretti è cresciuto di più in valore nel 2025.
La diversificazione dei nostri mercati di sbocco potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e Mercosur, India, Australia e Messico. In particolare, la limitata incidenza del Mercosur sull’export totale dei distretti suggerisce l’esistenza di un ampio potenziale di crescita, soprattutto per quei territori e quelle filiere che già mostrano una presenza, seppur contenuta, nell’area.
Nel tempo è cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie
imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro.
L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo).
Molti distretti sono poi fortemente integrati negli ecosistemi territoriali di riferimento: sembra, ad esempio, emergere una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle Calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.
È rimasta alta la dispersione dei risultati: nel 2024 la quota di imprese distrettuali con EBITDA margin superiore al 20% si è collocata al 13,4% (solo di poco inferiore al picco del 2023), mentre la percentuale di imprese con marginalità negativa è passata dal 9,3% del 2023 all’11,9%. La dispersione è particolarmente alta tra le micro-imprese.
Anche in questa edizione del Rapporto si è messo in evidenza un nucleo di imprese definite “champion” in base alle loro performance nel periodo 2022-24: sono il 7% del totale, ben rappresentate in ogni settore e territorio. Sono molto attive in termini di internazionalizzazione e innovazione e più propense a utilizzare il cognome della famiglia nella ragione sociale.
Emerge in particolare un gruppo di aziende virtuose, in grado di rafforzare la produttività, accrescere l’occupazione e innalzare i salari. Queste imprese, oltre a mostrare un’evoluzione di gran lunga migliore del fatturato, vedono una presenza più numerosa di realtà di medie e grandi dimensioni, forti anche di un miglior posizionamento strategico.
L’analisi mostra con chiarezza che la presenza di giovani nei consigli di amministrazione si associa a percorsi di crescita più dinamici e a una maggiore propensione a investire in qualità, sostenibilità e asset immateriali. Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in cui il passaggio generazionale può rappresentare un driver di competitività.
Il Rapporto offre evidenza dei vantaggi competitivi offerti dai distretti agli imprenditori under
35. Per le imprese giovanili operare nei distretti si associa a migliori aspettative di crescita, a una maggiore propensione all’export e agli investimenti green, a minori difficoltà di approvvigionamento e a un più agevole accesso a risorse professionali e competenze.
Grazie all’indagine condotta sui colleghi che gestiscono le relazioni con le imprese, è stato possibile cogliere indicazioni sui progetti di investimento per il 2026. Le maggiori priorità riguardano gli impianti di autoproduzione di energia, seguiti da soluzioni di intelligenza artificiale e cybersecurity.
La necessità di attrarre e trattenere capitale umano qualificato in un contesto di crescita degli investimenti in tecnologia e sostenibilità sta spingendo le imprese distrettuali ad adottare una pluralità di strategie. Al primo posto ci sono le politiche di welfare aziendale, seguite da smart-working, premialità sul raggiungimento degli obiettivi aziendali e politiche di riconciliazione tra lavoro e vita privata. Si può fare di più in termini di formazione, percorsi dedicati all’inserimento di giovani e stranieri, offerta di alloggi a condizioni vantaggiose, collaborazione con Università, ITS e scuole superiori.
L’analisi fa emergere il percorso di riposizionamento competitivo realizzato nel tempo dalle imprese distrettuali, ma anche le priorità da affrontare nel 2026 e nei prossimi anni: su tutte la “difesa” del mercato americano e la ricerca di opportunità in nuovi mercati, l’innovazione e la tecnologia, la sostenibilità. Si tratta di un mix articolato di strategie che può essere adottato con più facilità nei distretti dove ancora vi sono vantaggi localizzativi, legati alla prossimità delle forniture e alla presenza di competenze, di enti di formazione e di ricerca. Peraltro, proprio questi fattori di competitività tipici delle aree distrettuali spiegano anche il successo dei cinque poli aerospaziali descritti in questo Rapporto e attivi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia che insieme rappresentano circa il 90% degli addetti e dell’export del settore in Italia.
Sintesi
Il Rapporto Economia e Finanza dei Distretti Industriali, giunto alla diciottesima edizione, oltre a mostrare una fotografia aggiornata della situazione economico-reddituale delle imprese distrettuali (capitolo 1 e 2), mette in luce le principali criticità incontrate e le risposte strategiche adottate dalle imprese in un contesto internazionale sempre più complesso e incerto, caratterizzato nella prima parte del 2026 dal conflitto in Iran (capitolo 3). Si sofferma poi su alcuni temi che saranno centrali nel percorso evolutivo dei distretti, come il capitale umano (capitolo 4), il potenziale di sviluppo di nuovi mercati come il Mercosur (capitolo 5), il passaggio generazionale e i giovani imprenditori (capitolo 6), la struttura e la strategicità delle filiere di fornitura locali (capitolo 7) e degli ecosistemi territoriali (capitolo 9). Completa il quadro un focus sui cinque poli aerospaziali mappati da Intesa Sanpaolo (capitolo 8) che, analogamente a quanto osservato nei distretti, possono contare su una serie di vantaggi localizzativi legati alla prossimità con le reti di fornitura e con i sistemi di innovazione locali. Il capitolo 10 chiude il Rapporto e propone una sintesi grafica dei risultati conseguiti nei principali distretti industriali italiani.
Sono stati analizzati i bilanci di circa 22.600 imprese localizzate nei distretti industriali, con un fatturato complessivo pari a 343 miliardi di euro nel 2024. Il fatturato a prezzi correnti, dopo il balzo del biennio 2021-22, è sceso lievemente nel biennio successivo. A livello settoriale il quadro si presenta eterogeneo: la filiera agro-alimentare si è mantenuta in territorio positivo, ma il sistema moda ha mostrato segnali di debolezza, riportando un calo non trascurabile. Nonostante il rallentamento osservato negli ultimi anni, tutti i settori distrettuali restano sopra i livelli di fatturato osservati nel 2019 (+16,6% a prezzi correnti), con punte superiori al 25% per grandi imprese e agro-alimentare.
La redditività, misurata dall’EBITDA margin, si è mantenuta su livelli relativamente elevati, collocandosi all’8% nel 2024, un dato solo di poco inferiore al massimo toccato nel 2023. Anche in questo caso si sono messi in evidenza i distretti agro-alimentari che insieme a quelli della meccanica hanno registrato un lieve rafforzamento della marginalità unitaria.
