(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Economia internazionale e area dell’euro
Il conflitto in Medio Oriente ha aggravato un contesto internazionale già fragile, determinando un forte rialzo dei prezzi energetici e una marcata volatilità sui mercati finanziari. La crescita globale si attenua. Le prospettive di crescita e di inflazione si sono deteriorate e risentiranno delle conseguenze del conflitto.
Economia italiana
Nel quarto trimestre del 2025 il PIL dell’Italia è aumentato, sostenuto dagli investimenti, mentre i consumi hanno rallentato. L’attività avrebbe continuato a espandersi all’inizio di quest’anno, seppure a ritmi contenuti e in un contesto di elevata incertezza. L’occupazione è cresciuta e la disoccupazione è diminuita. L’inflazione si è mantenuta inferiore alla media dell’area dell’euro, ma aumenterà nel breve termine per effetto del rincaro dei beni energetici. Secondo le previsioni pubblicate in aprile il PIL crescerà quest’anno dello 0,5 per cento; in uno scenario avverso, l’attività economica ristagnerebbe.
Riquadro 2.2: Le ripercussioni del conflitto in Medio Oriente sulle aspettative delle imprese italiane
Dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente, le imprese intervistate nell’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta dalla Banca d’Italia (tra il 20 febbraio e il 18 marzo) hanno rivisto al ribasso le valutazioni sulle proprie condizioni economiche e sulla domanda estera, e al rialzo le aspettative sui costi di produzione. Le attese sui prezzi di vendita sono rimaste pressoché invariate; le condizioni per investire si sono deteriorate, pur senza incidere, per il momento, sui piani per il 2026.
Riquadro 2.3: Il ruolo del Medio Oriente negli approvvigionamenti energetici e negli scambi commerciali dell’Italia
Il conflitto in Medio Oriente solleva nuovamente il tema della dipendenza energetica dal Golfo Persico. Il permanere di quotazioni elevate per il petrolio e il gas naturale porterà a un deterioramento della bilancia energetica dell’Italia e si rifletterà sulla competitività dei settori a più elevata intensità energetica. Il conflitto potrebbe incidere anche sugli scambi di beni e servizi non energetici dell’Italia con i paesi dell’area mediorientale.
Riquadro 1.1: I dazi statunitensi dopo la decisione della Corte Suprema
Il 20 febbraio una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso illegittimi i dazi introdotti nel 2025 senza l’autorizzazione preventiva del Congresso. L’amministrazione americana ha successivamente imposto nuovi dazi, richiamandosi a una diversa base giuridica. Il livello dei dazi è oggi in media inferiore rispetto all’inizio di febbraio, ma nel medio termine l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi rimane elevata, con possibili effetti anche per l’Unione europea e l’Italia.
