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UIL PENSIONATI – TRENTINO * XIII CONGRESSO PROVINCIALE: «AVVICENDAMENTO AL VERTICE, DA CLAUDIO LUCHINI A MAURIZIO ZENI» (MOZIONE E DISCORSO)

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17.15 - martedì 14 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Si trasmettono Documenti e foto (tavolo della presidenza congressuale con Luchini, Pavanelli, Barbagallo, Pasquale e Largher) e passaggio consegne da Claudio Luchini a Maurizio Zeni con il Segretario UIL Trentino Walter Largher)  del Congresso Provinciale  Uil Pensionati del Trentino di oggi 14/04 a Villa Madruzzo a Trento. Presenti il Segretario Generale UILP Nazionale Carmelo Barbagallo, il Segretario Org.vo Pasquale Lucia e la Tesoriera Cecilia De Laurenzi UILP Nazionale e l’Assessora Comunale ai Servizi sociali Giulia Casonato per il saluto ai congressisti del Comune di Trento, ospitante l’evento.

Al centro dei lavori e della discussione congressuale dallo slogan  “Esperienza e Innovazione”  l’azione della UILP del Trentino  nel contesto dell’invecchiamento della popolazione e dell’indebolimento del Welfare statale e locale. Specificatamente i Segretari Luchini (uscente) e Zeni (entrante) e gli altri relatori e delegat* hanno trattato  della crisi dei Servizi sanitari ed assistenziali, dell’elevata compartecipazione alle spese delle famiglie per le rette dei malati affetti da sindromi neuro-vegetative delle RSA, della mancata indicizzazione dell’ICEF, (l’indicatore per beneficiare delle provvidenze sociali provinciali),  della tassazione e ridotta indicizzazione delle pensioni, fenomeno unico italiano  non più tollerabile e della assenza di una norma statale o locale sul “Fine Vita”, che un sindacato laico come la UIL chiede da tempo.  Il Segretario Carmelo Barbagallo ha, fra l’altro, parlato del disegno di legge statale sul Servizio Civile per ultra sessantacinquenni, strumento utile  per valorizzare l’invecchiamento attivo e dare un contributo alla vita delle comunità.

Sono stati rinnovati gli organi sindacali compresi l’avvicendamento fra Claudio Luchini, storico Segretario giudicariese della UILP Trentina, con Maurizio Zeni già dirigente sindacale della Scuola di estrazione fiemmese.

 

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Il congresso provinciale della Uil pensionati di Trento, facendo propri la relazione del Segretario generale Claudio Luchini e e i contributi venuti dal dibattito. ribadisce l’impegno di tutta la Uilp per un sindacato sempre più vicino alle pensionate, ai pensionati, alle lavoratrici, ai lavoratori, alle giovani, ai giovani. Sempre più a misura di persona, pluralista, democratico, riformista. La Uilp è un sindacato che deve valorizzare sempre meglio il grande patrimonio di saperi e di memoria delle persone anziane. Deve essere attento alle specificità di genere, in ogni campo (dal linguaggio, alle piattaforme rivendicative, alla partecipazione alla vita della organizzazione) e impegnato a proseguire le azioni per arrivare al riequilibrio della rappresentanza e all’eliminazione dei tanti divari ancora esistenti tra donne e uomini.

La Uilp è un sindacato che ricorda il passato, perché valorizza le esperienze e il vissuto della persona anziana; è un sindacato che è ancorato nel presente, perché ogni giorno siamo attivi nella tutela dei diritti della popolazione anziana e pensionata. Siamo un sindacato laico che guarda al futuro, perché siamo una risorsa preziosa e insieme ai giovani possiamo costruire un futuro migliore per il nostro Paese. Per questo appoggiamo pienamente la proposta di legge di un Servizio civile di anziani attivi per promuovere attività civiche al servizio della comunità.

Il Congresso provinciale impegna la segreteria della Uilp a proseguire tutte le azioni e le mobilitazioni necessarie per raggiungere i seguenti obiettivi:

• rivalutazione delle pensioni e recupero del potere d’acquisto dei pensionati, con un sistema di perequazione adeguato,superando l’attuale;
• riforma complessiva del sistema pensionistico, per garantire pensioni adeguate ed eque, oggi e domani con separazione della previdenza dall’assistenza;
• riduzione della pressione fiscale sui redditi da pensione così come sui redditi da lavoro dipendente, a livello nazionale e locale ( addizionale regionale Irpef);
• rafforzamento del contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e contributiva, che hanno ripercussioni dirette sul nostro sistema previdenziale e sul welfare;
• revisione del sistema provinciale ICEF con indicizzazione dell’indicatore per l’Assegno Unico e tutte le provvidenze anche per anziani e disabili ad esso parametrate;
• rilancio del Servizio sanitario pubblico nazionale e provinciale con un adeguamento del personale medico ed infermieristico, un aumento degli investimenti strutturali
• integrazione socio sanitaria e costruzione di una vera medicina del territorio con servizi pubblici adeguati e garanzia dei livelli essenziali di assistenza strutturando adeguatamente le nuove case di comunità come efficiente raccordo tra medicina di base e servizi ospedalieri;
• attuazione di politiche efficaci per la tutela della non autosufficienza e di una legge provinciale o statale sul “Fine Vita”;
• adeguamento, innovazione, monitoraggio e controllo (anche con il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali dei pensionati) delle Strutture residenziali per anziani; facilitazione del riconoscimento del ruolo della famiglie degli ospiti assistiti nella strutturazione dei servizi delle RSA; attuazione di politiche adeguate per sperimentare e realizzare forme di residenzialità alternative;
• promozione di un invecchiamento attivo e in buona salute, attivando tutte le forme di coinvolgimento diretto in attività culturali e ricreative;
• contrasto alla solitudine e all’esclusione sociale e digitale della popolazione anziana;
• patto intergenerazionale tra giovani e anziani;
• Coinvolgimento di tutte le categorie della Uil, per seguire gli iscritti nel passaggio dall’uscita dal mondo del lavoro all’entrata nel pensionamento, e quindi dall’iscrizione alle categorie Uil del lavoro all’iscrizione alla Uilp. Un progetto proselitismo che non è solo un progetto Uilp, ma è un asse centrale della Uil del futuro, tenuto conto anche del progressivo aumento delle persone anziane.
Per il Congresso provinciale Uilp del Trentino è fondamentale anche rafforzare la sinergia con l’Ada e con tutti gli Enti, le Associazioni e i Servizi Uil, a partire dall’Ital, dal Caf Uil, dall’Adoc, dall’Uniat, fondamentali per la tutela dei diritti delle persone anziane.

 

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Care delegate cari delegati , cari ospiti e invitati
Rivolgo un particolare saluto al Segretario Nazionale della UILPensionati Carmelo Barbagallo, al Segretario Organizzativo Nazionale UILP Pasquale Lucia e alla Tesoriera Nazionale UILP Cecilia De Laurenzi

Il tema che ci guida oggi — esperienza e innovazione — non è uno slogan. È una sfida concreta che voglio affrontare con voi partendo da una domanda semplice: a chi serve la nostra organizzazione e cosa stiamo facendo davvero per quelle persone?
Parlerò di numeri e di vite reali. Di ciò che non funziona e di ciò che invece abbiamo già costruito. E proverò a indicare una direzione — non come lista di buone intenzioni, ma come filo unico che lega tutto: la costruzione di una comunità più equa, dove l’età non diventa un fattore di esclusione.
Per arrivarci, dobbiamo però fare i conti con la realtà. E la realtà, in Trentino, è più complicata di quanto spesso ammettiamo.

Il Trentino una comunità ricca con tuttavia una povertà silenziosa
Abitanti 550.000- over 65 131,000 24% 1 ogni 4
Il Trentino gode di una qualità della vita mediamente elevata .I dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze , dell’ INPS, per quando riguarda gli stipendi e salari e dell’istat indicano di media un reddito reale personale nel 23 / 24 tra i 27.000 e 30.000 con un PIL pro capite tra il 33.000 e 34.000 e pertanto superiore alla media nazionale 24.800 euro. Ma dietro questa immagine c’è una fragilità che cresce in silenzio e che colpisce proprio chi ha contribuito di più a costruire questa provincia.

I dati ISTAT 2024 ci dicono che su 150.470 pensionati, con 199.978 trattamenti pensionistici complessivi, il 22,9% — circa 33.000 persone — percepisce meno di 1.000 euro al mese. Sono uomini e donne che hanno lavorato una vita intera. Che hanno pagato contributi e tasse. e che oggi, in una delle province più ricche d’Italia, faticano ad arrivare a fine mese.

A questo si aggiunge l’erosione continua del potere d’acquisto: i meccanismi di perequazione inadeguati, in vigore dagli anni ’90 e peggiorati con la crisi del debito dal 2011, hanno ridotto progressivamente il valore reale delle pensioni. Le proiezioni BCE indicano un’inflazione del 2,6% nei prossimi tre anni, sperando che il conflitto nel golfo Persico venga a cessare al più presto altrimenti vivremo una crisi globale con ulteriore aumento delle materie prime e di conseguenza dell’inflazione che andrà a penalizzare ulteriormente i redditi fissi e le pensioni. Cio significa che chi già fatica, faticherà ancora di più. Non possiamo accettarlo come un dato inevitabile: chi ha lavorato e contribuito ha il diritto di ricevere ciò che gli spetta. Come avviene in Francia e nei Paesi Bassi. L’alibi della mancata separazione tra assistenza e previdenza deve finire.

La Provincia ha fatto un passo nella direzione giusta con il provvedimento n. 248 del 20 febbraio 2026, che prevede misure di sostegno alle pensioni minime. Lo riconosciamo. Purtroppo è una misura sperimentale, valida due anni, riservata a chi vive in affitto con un ISEE basso. Non è ancora una risposta strutturale. Noi chiediamo che diventi permanente e universale.

Non è solo un problema degli anziani
Trentino under 18 16% della popolazione con natalità decrescente
Si potrebbe pensare che queste siano questioni che riguardano solo i pensionati. Non è così, è fondamentale capire cosa chiediamo.
Guardiamo ai giovani. In Trentino il tasso di disoccupazione è al 2,2% nel 2025 —mentre la dmanda di lavoro va dai 22.000 ai 25.000 di cui il 54% delle figure professionali rimane difficile da trovare, un dato invidiabile rispetto al resto d’Italia. Eppure dietro questi numeri ci sono, anche se limitati, ancora bassi salari, contratti precari, discontinuità lavorativa. Sono le stesse condizioni che, tra vent’anni, produrranno nuove pensioni insufficienti. Il problema di oggi si riproduce nel futuro.
E c’è di più: salari bassi oggi significano contributi bassi , il che indebolisce il sistema su cui poggiano le pensioni di tutti. Il patto intergenerazionale — quel legame implicito per cui ogni generazione lavora anche per sostenere quella precedente — si sta logorando. Non per cattiva volontà, ma per strutture che non funzionano.
Ecco perché quando parliamo di pensioni, parliamo in realtà di giustizia sociale. Ecco perché quando chiediamo politiche per gli anziani, stiamo chiedendo politiche per l’intera comunità.

Il nodo della cura: chi si prende cura di chi non ce la fa da solo?
C’è un’emergenza silenziosa che rischia di restare invisibile finché non esplode nelle famiglie. In Trentino i non autosufficienti sono tra 25.000 e 30.000, di cui circa 12.000 anziani E’ pur vero che sul nostro territorio provinciale si è provveduto a rafforzare l assistenza domiciliare, si sono istituiti nuovi bandi per sostenere i caregivar , mentre l’integrazione sociosanitaria sta facendo i primi passi ma ancora insufficienti e si sono stati approvati nuovi e vari sostegni economici . Ma a fronte di soli 4.636 posti in RSA, tutto il resto del bisogno viene assorbito dalle famiglie soprattutto facendo leva sulle donne — spesso con l’aiuto di badanti, spesso in solitudine, spesso con risorse insufficienti.

Questo non è sostenibile. E non è giusto. Non può esistere un’assistenza di serie A — per chi ha un posto in struttura — e una di serie B — per chi resta a casa. Chiediamo che sul territorio siano garantite le stesse attenzioni sanitarie presenti nelle RSA: servizio infermieristico con frequenza adeguata ai bisogni e servizi specialistici oggi quasi del tutto assenti. Soprattutto le famiglie che assistono un congiunto con demenza senile o Alzheimer non possono essere lasciate sole.

E qui si innesta un secondo problema: la disuguaglianza territoriale. Questo carico è distribuito in modo profondamente iniquo — è molto più pesante in periferia e nelle valli che nei centri urbani. In Trentino i diritti non possono dipendere dal codice postale.
La risposta strutturale a questa emergenza ha un nome: sanità di prossimità. Le Case della Salute devono diventare presidi reali, capillari, funzionanti — non solo annunci. Significa personale, integrazione tra sanitario e sociale, continuità dei servizi. E significa affrontare con decisione le liste d’attesa: pur registrando qualche miglioramento nel 2025-26 per le urgenze, i tempi per molte patologie restano inaccettabili. Il progressivo invecchiamento della popolazione non aspetta.

Cosa stiamo già facendo — e cosa chiediamo
Di fronte a questi problemi, la UILP del Trentino non è rimasta ferma. Ha già indicato una direzione e alcune scelte concrete stanno dando i loro frutti.
Sul tema della mobilità, il trasporto pubblico gratuito per gli over 70 sostiene il reddito e favorisce la partecipazione sociale. Sul piano nazionale, sosteniamo la proposta presentata al CNEL dal Segretario Nazionale Barbagallo di un servizio civile per i pensionati attivi: un’idea che rovescia la prospettiva — gli anziani non come destinatari di servizi, ma come risorsa attiva per la comunità.(legge provinciale 11 )
La UILP di Trento ha avviato percorsi di invecchiamento attivo che riuniscono anziani e non attorno ad attività creative e culturali — pittura, poesia, laboratori condivisi. Non sono attività di intrattenimento: sono strumenti per mantenere le persone mentalmente attive, partecipi, protagoniste della propria vita. Da tempo collaboriamo con l’ADA in questa direzione e i risultati ci dicono che stiamo lavorando bene. Dobbiamo espandere questo modello, perché gli anziani non sono solo portatori di bisogni: sono portatori di risorse, di memoria, di competenze che nessuna app potrà mai sostituire.
Le nostre priorità concrete sono:

• Rendere strutturale e universale il sostegno alle pensioni minime, superando l’attuale misura sperimentale.
• Garantire l’adeguamento pieno dei trattamenti pensionistici al costo reale della vita.
• Costruire una sanità territoriale equa: Case della Salute funzionanti, servizi infermieristici e specialistici sul territorio, riduzione drastica delle liste d’attesa e avviare una intensa attivbità di prevenzione.
• Investire sull’assistenza domiciliare come alternativa reale e dignitosa alla struttura residenziale.
• Promuovere politiche di invecchiamento attivo che valorizzino gli anziani come risorsa e non solo come bisogno, anche attraverso scambi intergenerazionali nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella vita civica.

La dignità non ha eccezioni — nemmeno alla fine
Tutto ciò che ho richiamato fin qui ruota attorno a un principio fondamentale: la dignità della persona.
Dignità nel reddito, perché nessuno dopo una vita di lavoro può essere lasciato in condizioni di fragilità economica.
Dignità nella cura, perché il diritto alla salute e all’assistenza deve essere garantito in modo equo, vicino e accessibile.
Dignità nella partecipazione sociale, perché ogni persona anziana deve poter continuare a sentirsi parte viva della comunità.
Ma c’è un ultimo terreno sul quale questo principio si misura in modo forse ancora più profondo e sul quale non possiamo più permetterci il silenzio: il fine vita.
Nel rispetto della laicità che da sempre contraddistingue la UIL, sentiamo il dovere di sostenere con chiarezza la necessità di una legge sul fine vita.

Non si tratta di una posizione ideologica o di parte.
Si tratta, al contrario, della naturale coerenza con tutto ciò che abbiamo affermato oggi.
Se crediamo davvero nella libertà della persona, nella sua autodeterminazione, nel diritto a una vita dignitosa, allora dobbiamo avere il coraggio di riconoscere anche il diritto di ciascuno a poter scegliere, nei limiti stabiliti dalla legge e con tutte le garanzie necessarie, come affrontare l’ultimo tratto della propria esistenza.
È un tema di libertà, di responsabilità, di civiltà giuridica e di rispetto profondo della persona.
Non è più il tempo dei rinvii.
Una società matura si riconosce anche dalla capacità di affrontare con serietà, umanità e rispetto i passaggi più delicati della vita.

E proprio questa idea di dignità e di vicinanza alle persone deve continuare a guidare anche il futuro della nostra organizzazione.
In questi anni abbiamo lavorato per costruire una UILP sempre più comunità, anche grazie al sostegno della UILP nazionale e al percorso condiviso che ci ha portato alla ristrutturazione della nuova sede.
È stato un risultato importante, concreto, che ha rafforzato identità, senso di appartenenza e capacità di stare vicino alle persone.
Per questo sento il dovere di rivolgere un ringraziamento sincero a tutte le donne e gli uomini che hanno collaborato a questo progetto fino a oggi: dirigenti, delegati, operatori, volontari, i servizi UIL, l’ADA e tutte le persone che, con impegno, passione e spirito di servizio, hanno contribuito a far crescere la nostra organizzazione e a renderla un punto di riferimento per tanti pensionati e per le loro famiglie.
Nulla di ciò che abbiamo costruito sarebbe stato possibile senza questo lavoro collettivo, senza la disponibilità di chi ha messo tempo, competenze e cuore al servizio della nostra comunità.
Ora, però, dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti.

Il futuro della UIL Pensionati del Trentino passa dalla capacità di portare questa presenza in modo stabile e strutturato anche nelle periferie, nelle valli, nelle aree più lontane dai centri principali, in piena collaborazione con la Camera Sindacale e con tutti i servizi UIL.
Non possiamo permetterci di essere forti nei centri urbani e meno presenti dove i bisogni sono spesso più acuti.
La nostra idea di comunità si misura proprio nella capacità di esserci dove è più difficile esserci.

Per quanto riguarda i rapporti unitari con le altre organizzazioni sindacali,SPI e FNPI credo sia giusto parlare con franchezza.
Negli anni questi rapporti si sono progressivamente affievoliti, pur mantenendo un clima di rispetto e cordialità.
Probabilmente, e lo dico con onestà, vi è stata anche una responsabilità nostra.
La crescente centralità dei rapporti tra le Confederazioni e la politica provinciale ha inevitabilmente ridotto spazi, ruolo e slancio della nostra azione specifica come categoria.

È un aspetto che merita una riflessione seria.
A chi avrà la responsabilità di guidare la UILP dopo di me auguro sinceramente di affrontare questo tema fin da subito, ricercando un chiarimento e rilanciando relazioni unitarie che restano fondamentali per dare maggiore forza alla rappresentanza dei pensionati.
Perché le sfide che abbiamo davanti — reddito, sanità, assistenza, non autosufficienza, coesione territoriale — richiedono una voce sindacale forte, credibile e capace di agire insieme.

Conclusione
Ho cominciato chiedendo: a chi serve la nostra organizzazione? La risposta non è cambiata in tutti questi anni: serve a chi ha lavorato e non vuole essere dimenticato. Serve ai giovani che costruiranno il futuro e non possono farlo da soli. Serve alla comunità che vogliamo essere — non solo a quella che siamo.

Abbiamo vissuto momenti di delusione e momenti di soddisfazione. Ma il filo che li attraversa è sempre stato uno: la convinzione che giustizia sociale e sviluppo non si contraddicano, che i diritti acquisiti e le nuove opportunità possano stare insieme, che l’esperienza di chi ha già percorso la strada sia una risorsa, non un peso.
Perché non c’è innovazione senza memoria. E non c’è memoria che valga qualcosa se non la trasmettiamo.
Questo è il mandato che consegniamo a chi verrà dopo di noi. Continuate a tenerlo ben stretto.

Grazie.

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