(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Distanze tra fabbricati: Stanchina interroga la giunta provinciale. “Occorre un chiarimento urgente: è in gioco non solo la certezza del diritto, ma anche la tutela degli enti locali e dei cittadini”.
Il consigliere provinciale Roberto Stanchina ha presentato un’interrogazione alla Giunta in merito alla disciplina delle distanze tra fabbricati, oggetto di modifiche nel disegno di legge n. 59/XVII, che interviene sulla legge provinciale per il governo del territorio del 2015.
Il provvedimento, in particolare, consente la sopraelevazione degli edifici esistenti – sia al di fuori dei centri storici sia all’interno degli insediamenti storici e sparsi – nel rispetto del sedime esistente e delle distanze previste dal Codice civile, superando di fatto l’obbligo di mantenere la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate stabilito dal DM 1444/1968.
Stanchina richiama l’attenzione sul fatto che la Corte Costituzionale, in più occasioni, ha ribadito che la disciplina delle distanze tra fabbricati rientra nell’ordinamento civile, materia di competenza esclusiva dello Stato, e ha per questo dichiarato incostituzionali le norme regionali che derogano alle disposizioni statali.
Alla luce di questi precedenti, il consigliere chiede se le strutture provinciali siano a conoscenza di casi di contenzioso tra privati cittadini nei comuni trentini, originati da interventi di sopraelevazione che non rispettano la distanza dei 10 metri, e se abbiano esaminato il contenuto delle sentenze dei tribunali civili in materia, tenendo conto dei possibili impatti nella stesura delle nuove disposizioni del disegno di legge.
Stanchina chiede infine quale tipo di supporto concreto intenda offrire la Provincia ai Comuni che, avendo recepito le disposizioni provinciali del 2008 nei propri strumenti urbanistici ed edilizi, si trovano oggi destinatari di diffide e richieste di risarcimento danni, a seguito della disapplicazione delle norme locali da parte dei giudici civili.
“Serve un chiarimento urgente” – afferma Stanchina – “È in gioco la certezza del diritto, ma anche la tutela degli enti locali e dei cittadini che, in buona fede, hanno seguito norme provinciali oggi potenzialmente superate o in contrasto con la normativa statale e con l’orientamento della giurisprudenza costituzionale.”
