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SMI TRENTINO * LISTE D’ATTESA: «TELEMEDICINA E MEDICINA GENERALE HANNO RIDOTTO I TEMPI, SERVE UNA RIFORMA STRUTTURALE DEL SISTEMA»

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11.53 - mercoledì 22 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Le interminabili liste d’attesa, fonte di grave disagio per cittadini, pazienti e medici, rappresentano il sintomo di un indebolimento organizzativo e professionale di spessore nazionale, che richiederebbe grossi investimenti e coraggiose iniziative e riforme che da anni chiediamo come sindacato della medicina generale. In Trentino la lista d’attesa declamata oggi sui giornali, per l’ennesima volta, dall’Assessore Tonina, mettendo in allarme cittadini e professionisti, non tiene conto che sarebbe doppia di quella annunciata, se la medicina generale, insieme ad Asuit, non avesse trovato, su proposta della Società italiana di telemedicina Trentino Alto Adige, i correttivi come il teleconsulto.

Teleconsulto, telemonitoraggio, in futuro anche intelligenza artificiale, che hanno abbattuto della metà l’attuale lista d’attesa trentina dei cittadini stessi.

Cittadini bloccati da un lockdown da Covid durato più di tre anni. E questo, con un progetto voluto fortemente da Ferro e dal suo staff che, unico nel suo genere, ha visto concretamente realizzarsi l’integrazione territorio-ospedale che nelle altre regioni è rimasta ad oggi lettera morta. Invece che ringraziare i direttori di strutture complesse, che si sono messi in gioco con il settore della medicina generale, riuscendo pienamente negli obiettivi che tutti ci siamo dati, si continua a battere su un tasto inaccettabile di pressione su Asuit, per liste d’attesa eccessive che devono azzerarsi entro maggio 2026.

Non si tratta, come immagina Tonina, di una materia da cavalcare negativizzando l’operato della Direzione Generale e dei suoi professionisti. Perché ricondurre tutti i problemi delle liste d’attesa ad Asuit e alla sua presunta incapacità di azzerarle entro il prossimo mese è estremamente semplicistico.

Sembra infatti che l’importante, per l’assessorato, sia esigere ed erogare prestazioni sanitarie in tempi brevi, e non importa se l’erogatore è pubblico, convenzionato, accreditato o privato e quale sia la qualità dei servizi erogati.

Dimenticando anche, nel suo Dipartimento, che quello che abbiamo perduto è la capacità del nostro sistema provinciale di prendere in carico i pazienti, soprattutto quelli cronici e fragili, costretti oggi a peregrinare da una valle all’altra, senza auto o mezzi di trasporto — gli ultra 75enni financo fuori Provincia —, nel disperato tentativo di prenotare visite o esami diagnostici. Attività di cui, un tempo, si occupava il nostro sistema sanitario attraverso i PDTA dei malati, che stavano presso i loro domicili, dove avevano sia distretti sanitari, sia ambiti a misura di intervento di prossimità, sia strutture ospedaliere locali.

Sempre in attesa che termini, l’Assessore, il DDL senza il quale non si può completare neppure l’atto aziendale 2026 per quanto riguarda il territorio che circonda il Trentino.

Ad oggi non ci sono misure per ridurre il 70% della domanda inappropriata che arriva negli studi dei medici di medicina generale da parte degli specialisti ospedalieri o privati. Al contrario, si punta solo al potenziamento dell’offerta di prestazioni sanitarie, con ulteriore sovraccarico dei professionisti — dirigenti medici, convenzionati, accreditati — che hanno carichi di lavoro ormai inaccettabili.

E le lamentele dell’Assessore non fanno che gettare benzina sul fuoco nelle teste di tutti quei cittadini che, conoscendo ormai la differenza tra RAO A, B, D, P, pretendono negli studi dei pochi medici di famiglia rimasti al Trentino di ottenere sempre e comunque il RAO più urgente.

Altrimenti ci scappano le violenze, le minacce, i sequestri di materiale e di persone, il cambio repentino da un medico all’altro via TREC, l’abbattimento penalizzante dei nostri stipendi. E cresce nei nostri professionisti la volontà di andare in prepensionamento — almeno venti-trenta nel 2026 — o di non iscriversi neppure più alla scuola di formazione specifica in medicina di famiglia.

Gli stessi concorsi per zone carenti, anche l’ultimo, sono andati quasi deserti. Bisognava investire sul personale sanitario aumentando gli organici, ma oggi non ci sono professionisti attratti da fuori provincia, con una unica eccezione laziale per la medicina generale.

Non stremi ulteriormente, l’Assessore Tonina, quelli già in servizio, eroici dal Covid in avanti, con il rischio di alimentare ulteriori fughe fuori da questo sistema che ha dato tutto quello che poteva dare.

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino

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