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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * CASO CLARA MARCHETTO: «UNO SCATTO DI ORGOGLIO VALORIALE NON È VIETATO DAL REGOLAMENTO D’AULA»

Scritto da
11.54 - sabato 21 febbraio 2026

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

 

 

Mancavano ancora gli insulti in questo “affaire” Clara Marchetto. Ma infine, puntuali, sono arrivati anche quelli, con tanto di vilipendio alla memoria. Bene. Il consigliere Kamer-walder di turno ringrazierebbe. Gli autonomisti un po’ meno, ma soprassediamo.

Sono arrivati, gli insulti, puntuali quanto il Frecciarossa fatto allora bloccare a Ciampino proprio dallo stesso responsabile all’agricoltura nazionale, che ha pensato bene di obliterare il biglietto di sola entrata nel teatrino del turpiloquio politico. E così la responsabile della cultura in Trentino che aveva buttato lì, con un “vedrete chi si muoverà in mio favore”, una sorta di minaccia a non osare troppo nei suoi confronti, ha stupito tutti.

Ed in questa partita a briscola virtuale innescatasi in Regione, il “carico” da due è stato servito. Il probo ministro all’agricoltura noto soprattutto per avere indicato come nell’acqua insista un forte elemento di nocività, e negli alimenti dei poveri stia la salute stessa dei medesimi, ha dato della criminale a Clara Marchetto.

A parte gli aspetti grotteschi, caricaturali, di chi prima la fa grossa, poi rivolge a Roma un richiamo di aiuto, preannuncia un’ autorevole reprimenda che ci si immagina di tipo storiografico e puntuale, e incassa invece una manciata di comunicati in salsa Bignami, ed infine ci rimanda alla solita ruminazione nostalgica, sorge spontaneo pensare che la reazione nazionale sia nata per richiamare a future rigenerate gerarchie il prossimo consiglio provinciale.

Una sorta, a futura memoria, di richiamo ad attuali ruoli, pesi, rilevanza, assetti, tutti rivedibili. Lungi da forzature, ma anche da sottovalutazioni degli attori in campo. Nel panorama politico locale pende a destra l’incognita legata alla irricandidibilità a presidente dell’attuale leghista.

Se un atto politico di natura locale quale la questione Clara Marchetto, ha suscitato l’interesse e l’intervento muscolare di maggiorenti nazionali, niente di meno che dell’ex cognato della premier nonché ministro in carica, e del parlamentare coordinatore regionale di F.I., è chiaro che il Trentino si dimostra terra di interesse e quindi di contendibilità per la Fiamma tricolore.

Altro punto riguarda l’accordo che il Patt ha sempre dichiarato avere stipulato direttamente con il Presidente. In assenza di quest’ultimo, quale potrà essere la postura degli autonomisti sovranisti in assenza di padrinato politico?
Si pone il tema di un loro strumentale coinvolgimento che ne assicuri la presenza a destra in regime di low cost politico. La fiamma tricolore ha in questo momento tutto l’interesse ad alimentare il fuoco rivendicativo di una nuova leadership provinciale, sull’onda del vento in poppa nazionale, e della attuale letargica condizione di dibattito interno alla coalizione, che lascia autostrade a quattro corsie libere di manovra.

L’attacco frontale, con conseguenze che erano ampiamente prevedibili, provocate dal caso Marchetto, con i Fratelli tutt’altro che impegnati a smorzarle, alzano i decibel del dissenso tricolore in credito a loro dire di centralità politica, ed in deficit di visibilità istituzionale. Lo stretto triumvirato coautore della farsa andata in onda in questi giorni, non è fatto di sprovveduti. Essi hanno certamente capito che è il momento di non tardare i preparativi della partita 2028 e barrierano da subito, rispetto al 2023, il campo da indebite pretese. Queste non saranno date per scontate e nulla può darsi per ratificato. Dunque, prove di bradisismo interne alla maggioranza per mandare un chiaro segnale.

Alla Lega, che la guida futura della Provincia torna in discussione e passa dal criterio dell’ attuale continuità ereditaria a quella gerarchica. Agli autonomisti sovranisti, osservati speciali quali unica forza basculante del centro destra, ai quali ricordare che senza Fugatti le regole di ingaggio per loro vanno riscritte.

Fra la innegoziabile voglia di governo, e la irrilevanza, il pendolarismo bistellato aduso coalizionale è variabile ancillare, ma elettoralmente indispensabile alla riottosa ma consapevole destra tricolore. Ora l’aver legato i destini di un partito solo ad accordi personali con il leader di turno, priva il sovranismo autonomista di paracadute, obbligandolo a dazio pesante.

Il calendario consiliare presenta intanto l’occasione di una mozione fondamentalmente valoriale, che richiede una risposta binaria seria e scevra da scappatoie, alla luce del voto palese. Una scelta da ricondursi a questo punto a ragioni di coscienza.

L’opzione in discussione è tra la civiltà autonomistica fondata su radici innegabili, seppur democraticamente, liberamente e laicamente declinabili dalle singole forze, e il modello strumentale falsificatorio che va fermato perché inaccettabile sempre,
Uno scatto di orgoglio valoriale, lì, quel giorno, non è vietato dal regolamento d’aula, ad alcuno.

 

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Walter Pruner

Trento

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