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SMI * MEDICINA GENERALE: PAOLI, «SISTEMA SANITARIO, A TRENTO LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE È UNA NECESSITÀ NON PIÙ RINVIABILE»

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17.18 - sabato 27 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In relazione alle dichiarazioni rese a mezzo stampa da parte del Presidente ordinistico De Pretis e del Rettore Deflorian sulla necessità di aprire una specializzazione in medicina generale, corre l’obbligo far chiarezza su questa priorità, non nuova, come Sindacato dei Medici Italiani, segnalando quanto già detto e fatto sul tema, che ci sta particolarmente a cuore da anni sia a livello nazionale che provinciale,

È del 2013 la prima richiesta dell’attuale Segretario SMI Trentino, a Roma, al Direttore generale dott. Leonardi, del Ministero della sanità, in riferimento alla necessità di avere Scuole di Specializzazione in medicina generale universitarie piuttosto che regionali o provinciali. Ci fu risposto che era il Sindacato FIMMG a non volerle. In seguito, lo stesso Segretario si rivolse ad ogni cambio di legislatura agli Assessori della salute, affinché variassero la delega nazionale in provinciale, per quanto riguardava la competenza della medicina generale, tutt’ora di competenza ministeriale; e alla Commissione dei 12, senza alcuna risposta positiva.

Migliorie si ebbero solo con la parte economica delle borse di studio a partire dalla legislatura di Rossi. Nel 2017 SMI nazionale diede mandato ai suoi consulenti legali affinché si approfondisse la questione anche in relazione alle direttive comunitarie. Nel 2020, inoltre, SMI ha presentato, per il tramite di vari parlamentari, un emendamento, A.S.183,19.18 Testo 2, all’art.19 riguardante la trasformazione delle Scuole regionali in Scuole di specializzazione in medicina generale di Comunità e delle Cure Primarie nel DL Semplificazione e l’ha ripresentato anche quest’anno. All’insediamento dell’Assessore Tonina in Via Gilli, SMI Trentino tornò alla carica, chiedendo prioritariamente, vista l’apertura anche a Trento della Scuola universitaria di medicina, di verificare con Roma la possibilità di una sperimentazione di Scuola specialistica di medicina generale, tenuto presente che nell’accordo collettivo nazionale sono previsti passaggi specifici per la Scuola dei nostri formandi.

Infine, nel novembre 2024, oltre un anno prima delle dichiarazioni di Depretis e Deflorian, il Ministro Schillaci ha rotto gli indugi sul futuro della medicina generale dichiarando di voler riprendere il modello su cui stava lavorando il suo predecessore Roberto Speranza. Specificando che “il nostro corso regionale post laurea deve diventare una scuola di specializzazione”. Alla luce delle dichiarazioni di questi ultimi giorni, come SMI, vista la risvegliata attenzione sul tema, sollecitiamo, di nuovo con rinvigorito ardore, la richiesta alla Provincia di avere una Scuola di Specialità in Medicina Generale, pareggiandola alle altre che stanno sorgendo negli ultimi due anni di Ateneo trentino. La scuola di specializzazione è una opportunità di riqualificazione, di ridefinizione di obiettivi formativi e di adeguamento degli standard qualitativi di tutti i poli formativi italiani.

Siamo da sempre sostenitori di una riforma della formazione dei medici di famiglia, che mai come ora necessita di una certificazione e di una supervisione universitaria e aziendale, espressione dell’ASUIT. Che vede essenziale la presenza di una scuola di specializzazione dedicata ai medici del territorio come avviene nella gran parte degli altri Paesi Europei. La pandemia da Covid19 ha evidenziato il concreto bisogno d’investire nelle cure territoriali e nell’implementazione delle cure a domicilio, avvalendosi di device di supporto per la telemedicina. Puntare sul territorio, significa formare i professionisti con una formazione di alta qualità, con peculiarità per ogni regione, obiettivi precisi garantiti da un curriculum e che si accompagni ad una nuova spinta verso la ricerca, linfa vitale per ogni uomo e donna di scienza.

Solo così potremmo attrarre medici in Trentino che lavorino adeguatamente sul territorio, nelle Case di Comunità. Magari predisponendo un settore universitario specifico della Medicina di montagna in un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) agevolato da specifiche e già previste risorse.

 

Dott. Nicola Paoli

Smi – Trentino

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