(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
Ddl. 36/XVII “Modificazioni della Legge provinciale sui giovani 2007 e della Legge provinciale sulla scuola 2006 relative alla prevenzione dei rischi correlati all’esposizione dei minori ai dispositivi digitali e ad altri dispositivi di comunicazione elettronica” Ringrazio innanzitutto la quarta e la quinta commissione, che hanno lavorato congiuntamente su questo disegno di legge, così come l’assessore e la struttura. Sono davvero soddisfatta della qualità del dibattito emerso, dei contenuti portati sia nelle audizioni sia negli interventi dei consiglieri, pur con sensibilità diverse. Ritengo che su questo tema le differenze siano più che altro di natura personale, legate a un approccio educativo e sociale, piuttosto che strettamente politica.
È stato, a mio avviso, un passaggio molto significativo, che ha permesso di circostanziare il dibattito che oggi portiamo in aula. Vorrei partire da due brevi letture che ci aiutano a capire il contesto in cui ci troviamo. La prima è un commento di Alberto Pellai, professore e divulgatore noto su questi temi, che racconta: “Ore 11:00, sulla spiaggia un bambino di circa otto anni è seduto sulla sdraio e gioca con il tablet. La mamma gli chiede di giocare un po’ con paletta e secchiello, ma lui non si stacca dallo schermo. È al mare, ma fa esattamente ciò che avrebbe fatto a casa, chiuso nella sua stanza.
Dieci anni fa, nessun genitore avrebbe dovuto invitare un bambino a giocare con la sabbia, l’acqua, gli altri: era naturale. Oggi, invece, mi capita spesso di vedere bambini seduti immobili a giocare con un videogioco, mentre tutto ciò che li circonda non ha più alcuna attrattiva. Come è stato possibile che un bambino non si accorga di trovarsi in un luogo che da sempre i bambini hanno amato di più? Perché lo sguardo si abbassa sempre di più sullo schermo, diventato l’unico oggetto di desiderio, quasi ossessivo?” Questa credo sia la domanda guida che ci deve accompagnare nella riflessione.
La seconda lettura è tratta da un editoriale di Manuela Piazza e Marco Buiatti, professoressa e responsabile del Centro di neuroscienze cognitive dell’Università di Trento. Scrivono: “Lo smartphone è un oggetto multifunzionale, che unisce in sé la capacità distraente di televisione, telefono, gruppo di amici e molto altro. Anche per noi adulti è difficile ignorarlo. Immaginiamo l’impatto che ha sui ragazzi in classe: anche in modalità silenziosa, le notifiche attirano l’attenzione, impedendo di concentrarsi sulla lezione. Quando viene usato attivamente, porta a un falso multitasking che disperde energie e mina la qualità dell’apprendimento. I social danno una gratificazione immediata, rendendo ancora più difficile per gli adolescenti esercitare autocontrollo.
Lasciare quindi lo smartphone a disposizione durante le ore scolastiche significa creare un ambiente ostile all’apprendimento.” Consiglio della Provincia autonoma di Trento Gruppo consiliare “La Civica” Ed è proprio questo che abbiamo affrontato. Il disegno di legge è stato depositato prima della seconda circolare Valditara e interviene a livello legislativo, con una norma che ha un rango superiore rispetto a una semplice circolare ministeriale. Non è stato un percorso semplice, perché gli attori educativi intorno ai ragazzi sono molteplici e non tutto può passare attraverso la legge.
Tuttavia, ho ritenuto importante che il Codice legislativo provinciale desse un segnale chiaro. Il testo iniziale prevedeva un divieto, volutamente provocatorio per stimolare un dibattito. Attraverso il lavoro in commissione, si è arrivati invece a una regolamentazione più equilibrata. L’articolo 5 del disegno di legge stabilisce che, nel rispetto dell’autonomia scolastica, i regolamenti interni delle istituzioni scolastiche disciplinino l’uso dei dispositivi digitali, consentendone l’impiego esclusivamente per finalità didattiche e pedagogiche, per esigenze di inclusione e personalizzazione dei percorsi, o per progetti di innovazione metodologica.
Con l’assessore abbiamo concordato l’importanza di salvaguardare l’autonomia scolastica, valorizzando il lavoro che alcune scuole già stanno portando avanti, ma dando al tempo stesso un impulso agli altri istituti affinché vi si adeguino in maniera coerente e uniforme. Inoltre, è previsto un monitoraggio del reale lavoro svolto all’interno delle scuole, perché l’obiettivo non è solo normativo, ma culturale: generare consapevolezza. Consapevolezza nelle scuole, nelle famiglie, nell’associazionismo e soprattutto in noi adulti, ciascuno dei quali è, in un modo o nell’altro, soggetto educante.
Accanto al disegno di legge abbiamo presentato anche ordini del giorno. Uno, a firma del consigliere Girardi per la Civica, riguarda il coinvolgimento del mondo adulto. Altri due, che ho presentato personalmente, puntano invece sul protagonismo degli studenti in campagne di sensibilizzazione – affinché non siano semplici destinatari ma promotori attivi – e sull’infanzia. Quest’ultimo in particolare chiede di intervenire sul libretto pediatrico, che diventerà digitale, inserendo informazioni validate dal punto di vista medico sull’esposizione agli schermi nei primi anni di vita. Credo sia fondamentale, ad esempio, che nel libretto si indichi chiaramente che fino ai due anni i bambini dovrebbero essere “schermi free”.
Già nella scorsa legislatura, su proposta di una mia mozione, fu inserita nel libretto pediatrico una scheda di screening per l’autismo ai 18 mesi: uno strumento prezioso, che molti genitori non conoscevano. Allo stesso modo, credo che inserire indicazioni sull’uso degli schermi e affiancarle con cartellonistica negli studi pediatrici possa avere un impatto molto forte. Concludo. Questo disegno di legge, pur composto da soli sei articoli, ha la potenzialità di generare un dibattito ampio, di accrescere la consapevolezza e di offrire strumenti concreti, non solo normativi ma anche culturali, per accompagnare ragazzi, famiglie, insegnanti e comunità educante. È un piccolo passo legislativo, ma con un valore di sensibilizzazione e di responsabilità collettiva molto grande.
*
Vanessa Masè
Consiglio Provincia autonoma Trento (Gruppo La Civica)
