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MAESTRI (CONSIGLIO PAT – PD) * DOLOMITI ENERGIA – APPALTO CALL CENTER: «DELOCALIZZAZIONE, MANCATA APPLICAZIONE DELLE CLAUSOLE SOCIALI PROVINCIALI E TUTELA OCCUPAZIONALE»

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08.31 - martedì 16 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Appalto del call center di Dolomiti Energia – Delocalizzazione, mancata applicazione delle clausole sociali provinciali e tutela occupazionale. La Provincia autonoma di Trento si è dotata negli anni di una normativa avanzata in materia di appalti pubblici e clausole sociali, volta a tutelare l’occupazione, la qualità del lavoro e la continuità occupazionale, prevedendo in particolare il passaggio senza soluzione di continuità dei lavoratori in caso di cambio appalto e l’indicazione di un CCNL di riferimento da applicare, al fine di evitare che la competizione tra imprese avvenga sulla pelle dei lavoratori.

Esiste inoltre una disciplina specifica di contrasto ai cosiddetti “contratti pirata”, estesa a tutte le aziende operanti sul territorio provinciale, che esclude dall’accesso a finanziamenti, agevolazioni e benefici pubblici le imprese che non applicano contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, e costituisce un elemento qualificante e di orgoglio delle politiche provinciali a tutela del lavoro.

Queste normative però sembra che non sempre vengano applicate.

In Dolomiti Energia (DE), società a maggioranza pubblica, controllata dai Comuni di Trento e Rovereto e dalla Provincia, 34 lavoratrici e lavoratori dipendenti dell’azienda GPI, con sede di lavoro a Trento, sono attualmente addetti all’appalto del call center di DE, più altri 18 lavoratrici e lavoratori addetti al medesimo appalto ma con sede di lavoro a Milano.

Prima della scadenza dell’appalto, la rappresentanza sindacale di GPI, assieme alla Fiom- Cgil, ha incontrato in più occasioni la direzione di DE, al fine di assicurare alle lavoratrici e ai lavoratori impiegati nell’appalto le cosiddette clausole sociali. A seguito di tale interlocuzione DE ha previsto quali obblighi per la società aggiudicataria l’assorbimento dell’intera manodopera impiegata nell’appalto dall’azienda uscente, senza soluzione di continuità e col mantenimento di tutte le condizioni economiche e normative in essere al momento del passaggio; l’applicazione al personale impiegato nell’appalto del CCNL dell’Industria Metalmeccanica, come previsto dal protocollo tra Provincia e Parti Sociali per le attività di call center; il mantenimento di almeno 34 posti di lavoro nel Comune di Trento per l’intera durata dell’appalto.

Solo dopo la pubblicazione del bando le rappresentanze sindacali hanno però scoperto che esiste un secondo appalto delle attività di call center di DE, che attualmente gestisce una parte residuale di tali attività, affidato ad una società di Roma che impiega, su tale appalto, 20 dipendenti, ai quali è oggi applicato un CCNL non sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

Tale secondo appalto è stato messo anch’esso a rinnovo contestualmente al primo, ma prevedendo condizioni di tutela per i lavoratori ben differenti; in particolare si prevede l’obbligo di applicare, anziché il CCNL Metalmeccanico, quello delle Telecomunicazioni, che prevede salari molto più bassi, ed anche la base d’asta di questo secondo appalto è molto più bassa, nonostante l’oggetto dei servizi appaltati, attività di call center, sia identico.

Soprattutto, è stato previsto di trasferire, entro un anno dall’inizio dell’esecuzione dell’appalto, tutte le attività del primo appalto verso il secondo, lasciando al primo appalto solo attività residuali; in pratica, il primo appalto, con più tutele per i lavoratori e con l’obbligo di mantenere l’occupazione a Trento, sarà svuotato, mentre quasi tutto il lavoro sarà delocalizzato fuori dal Trentino, affidandolo a prezzi più bassi ad una azienda che pagherà salari inferiori. In questo modo, le clausole sociali assicurate in occasione della gara vengono aggirate e di fatto cancellate nel giro di un solo anno.

In tutte le interlocuzioni avvenute con DE le rappresentanze sindacali sono state tenute all’oscuro di tutte queste fondamentali informazioni, in violazione dei più basilari principi di trasparenza, correttezza e buona fede nelle relazioni sindacali.

Dopo essere venute a conoscenza di tali informazioni, le organizzazioni sindacali hanno incontrato DE per chiedere spiegazioni in merito al comportamento mantenuto, senza ottenere risposte, e per avanzare le seguenti richieste:

l’azzeramento della procedura in corso e la ripubblicazione delle gare attraverso un unico appalto, con l’applicazione uniforme delle tutele previste dalla normativa provinciale;

in via subordinata, l’estensione ad entrambi gli appalti delle medesime clausole sociali, con particolare riferimento all’applicazione del CCNL Metalmeccanici;

la garanzia che le attività non venissero trasferite dall’appalto che rimarrebbe in Trentino a quello destinato a operare fuori provincia, nel quale sarebbero impiegati lavoratori meno tutelati e meno retribuiti;

Tali richieste sono state respinte dalla società, che ha confermato la propria intenzione di procedere secondo quanto previsto dagli atti di gara.

Ciò configura un paradosso inaccettabile, in cui una società a maggioranza pubblica, controllata da enti locali trentini, sposta il lavoro fuori dal territorio provinciale per sottrarsi all’applicazione delle norme trentine a tutela del lavoro, e in particolare del CCNL Metalmeccanici indicato come “contratto di riferimento” dal protocollo tra Provincia e Parti sociali per gli appalti delle attività di call center.

Invece di rafforzare l’occupazione e la qualità del lavoro in Trentino, DE utilizza la delocalizzazione come leva per ridurre i costi, generando la perdita di posti di lavoro sul territorio provinciale e creando occupazione meno tutelata e meno retribuita fuori provincia. Si consideri, per inciso, che delocalizzazioni di questo genere inciderebbero verosimilmente sul bilancio provinciale, in ragione della diminuzione delle entrate tributarie raccolte nel nostro territorio. L’argomento quindi merita di essere trattato anche strategicamente, avendo bene in vista le modalità con cui la Provincia può incidere sulla galassia degli enti e società ad essa collegati. La manovra di bilancio, quindi, è l’occasione per affrontare la questione in termini complessivi.

Questa dinamica rischia di svuotare di significato le politiche provinciali avanzate in materia di lavoro e appalti, indebolendo il ruolo stesso dell’intervento pubblico a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Considerato che si profilano gravi rischi occupazionali per i 34 lavoratori oggi impiegati in Trentino e un precedente pericoloso per l’intero sistema degli appalti pubblici provinciali, tanto premesso, ribadendo che la tutela del lavoro, la dignità delle persone e il rispetto delle regole sono principi fondanti dell’autonomia trentina e non possono essere sacrificati sull’altare del mero contenimento dei costi,

 

Tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

 

  • ad attivarsi con urgenza nei confronti dei vertici di Dolomiti Energia affinché sia sospesa ogni ipotesi di delocalizzazione del servizio di call center fuori dal territorio provinciale;
  • a richiedere la revisione delle gare d’appalto in oggetto, al fine di garantire l’applicazione piena e uniforme delle clausole sociali previste dalla normativa provinciale e dal protocollo territoriale per le attività di call center;
  • a garantire la tutela occupazionale, economica e normativa di tutte le lavoratrici e i lavoratori oggi impiegati nel servizio, assicurando la continuità lavorativa e l’applicazione del CCNL Metalmeccanici;
  • gare soggetti che non vi si conformano;
    • a riferire tempestivamente in Consiglio provinciale sugli esiti delle interlocuzioni con Dolomiti Energia e sulle iniziative adottate;
    • ad avviare una verifica complessiva sulle modalità di affidamento degli appalti da parte delle società partecipate, al fine di prevenire elusioni e garantire coerenza con le politiche pubbliche sul lavoro.
    • *
  • Lucia Maestri

 

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