(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un nuovo libro racconta criticità e problemi delle prossime Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Oro colato. Scritto da Luigi Casanova e Duccio Facchini, edito da Altreconomia.
Era necessario dare seguito al libro “Ombre sulla neve” del 20222, la documentata analisi su come si sarebbero svolte le prossime Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Altreconomia ha sollecitato un aggiornamento della situazione per approfondire quanto troppi media tacciono, per rompere un imbarazzante silenzio.
Ci si avvicina all’evento, 6 febbraio 2026, si sommano pagine su pagine e pubblicità che illustrano l’immagine linda dell’organizzazione, dei protagonisti, di troppi politici in passerella. Un trionfalismo, il lettore prenderà atto, che non ha ragione di esistere.
Dovevano essere Olimpiadi a costo pubblico pari a zero, sarebbero state ricordate come un esempio virtuoso sul tema della sostenibilità si diceva, avrebbero portato a una rinascita del vivere nella montagna lombarda, veneta e trentina.
L’agile volume inquadra territorio per territorio e espone una realtà opposta. Vi si trova descritto lo scandalo dei costi, sia della società gestrice l’evento, la Fondazione Milano Cortina 2026, sia della società pubblica, Simico, chiamata questa a far progettare, appaltare, collaudare le 94 opere, solo 30 delle quali sono riferibili allo sport.
Sulla Fondazione è calata, fin dal 2024, una dura inchiesta della magistratura lombarda: i magistrati ritengono la Fondazione società di carattere pubblico e non privatistico; invece di spendere 1,3 miliardi di euro ci si avvicina, per ora, ai 2 miliardi. Le opere seguite da Simico dovevano costare 3,4 milioni di euro, si è prossimi ai 5 miliardi. Molte delle quali saranno terminate solo fra il 2030 e il 2033.
Tutte le opere hanno subito gravi ritardi. Quelle sportive permetteranno lo svolgersi delle gare ma dovranno poi venire completate. Ritardi non certo dovuti al mondo ambientalista visto che le opere sono tutte commissariate, hanno avuto una fase di approvazione basata su percorsi semplificati, due aspetti che hanno impedito in modo totale la trasparenza e i diritti di partecipazione.
Cosa lasceranno le Olimpiadi alla montagna italiana, si chiedono gli autori. Una certezza: i grandi eventi non portano sviluppo alla montagna. Certo, sui territori sono piovuti e pioveranno ancora miliardi (circonvallazione di Cortina 480 milioni di euro, Longarone, 650 milioni di euro), soldi che stanno demolendo, valle per valle, quanto era rimasto di naturalità e di paesaggi intonsi. Ma al di là del cemento le montagne della Valtellina, del Cadore, del Trentino non vedranno avanzare investimenti e progetti tesi ad aggredire lo spopolamento delle valli, la fuga dei giovani. Niente servizi pubblici, nessun sostegno all’agricoltura della montagna, nessuna idea sulla filiera del legno, è stato taciuto nel modo più assoluto il tema dei cambiamenti climatici e si prosegue ciecamente nel sostegno pubblico, anche economico, rivolto all’industria dello sci, all’erosione delle alte quote.
Questo e molto altro troverete nel lavoro dei due autori. Buona lettura.
