(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Accoglienza dei richiedenti asilo: il vicolo cieco del Trentino contro la lungimiranza di Bolzano
Mentre la Provincia di Bolzano dimostra che un modello di accoglienza diffusa, condivisa e responsabile è possibile, la Provincia autonoma di Trento continua a inseguire una strategia miope e fallimentare fondata sull’accentramento. Due territori confinanti, due autonomie speciali, due visioni radicalmente diverse del governo dei fenomeni migratori.
I dati emersi nelle scorse settimane in Alto Adige parlano chiaro. Dei 94 Comuni coinvolti nel progetto di accoglienza diffusa promosso dalla Provincia di Bolzano, ben 66 – oltre i due terzi del totale – hanno aderito alla proposta, rendendosi disponibili ad accogliere nei propri territori nuclei familiari con bambini oggi ospitati nei centri e nelle strutture alberghiere del capoluogo. Una risposta significativa che testimonia come, quando le istituzioni costruiscono percorsi condivisi e coinvolgono i territori, i Comuni sappiano assumersi responsabilità e contribuire attivamente alla coesione sociale.
Il modello altoatesino si fonda su principi semplici ma efficaci: corresponsabilità tra livelli istituzionali, distribuzione equilibrata delle presenze, sostegno alle amministrazioni locali e percorsi di integrazione radicati nelle comunità. Una strategia che alleggerisce la pressione sul capoluogo, evita concentrazioni problematiche e favorisce un inserimento graduale e sostenibile delle persone accolte.
Al di qua di Salorno, invece, il quadro è ben diverso. La giunta provinciale trentina continua a perseguire ostinatamente la strada dell’accentramento, rinunciando a costruire una rete territoriale diffusa e scaricando il peso dell’accoglienza sul capoluogo e su poche strutture. Una scelta che non risponde a una visione di lungo periodo, ma a una logica emergenziale permanente che negli anni ha dimostrato tutti i suoi limiti.
La concentrazione di un numero elevato di richiedenti asilo in grandi poli di accoglienza non rappresenta una soluzione: alimenta marginalità e isolamento, rende più difficili i percorsi di inclusione, aumenta la pressione sui servizi sociali e sanitari dei territori coinvolti e rischia di generare tensioni che potrebbero essere evitate attraverso una distribuzione più equilibrata delle presenze.
Il fallimento della linea trentina è ormai evidente. La mancanza di un confronto serio e strutturato con i sindaci, l’assenza di una programmazione territoriale condivisa e il rifiuto di adottare un modello di accoglienza diffusa stanno privando il Trentino degli strumenti più efficaci per governare un fenomeno complesso in modo ordinato, sostenibile e sicuro.
L’esperienza di Bolzano dimostra che esiste un’alternativa concreta all’accentramento. Serve il coraggio politico di abbandonare approcci ideologici e soluzioni tampone per costruire un sistema che distribuisca responsabilità e opportunità su tutto il territorio provinciale. Continuare sulla strada intrapresa da Piazza Dante significa condannare il Trentino a rincorrere le emergenze invece di governarle.
Per questo si auspica che la Provincia di Trento apra finalmente un confronto con i Comuni, con il terzo settore e con tutti gli attori coinvolti, prendendo esempio dalle buone pratiche già sperimentate con successo in Alto Adige. L’accoglienza diffusa non è soltanto una scelta più equa: è una scelta più dignitosa, più efficace, più sostenibile e più sicura per l’intera comunità trentina.
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Lucia Coppola
consigliera provinciale/regionale – Alleanza Verdi e Sinistra
