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CONSIGLIO PAT * «SCONTRO SUL DDL GEROSA, TENSIONI SU VERBALI DELLA CONSULTA E CARENZE SCOLASTICHE»

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13.11 - mercoledì 10 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Verbali della Consulta e carenze scolastiche, alta tensione sul ddl Gerosa

Degasperi chiede chiarimenti sulle procedure seguite dalla Consulta degli studenti e parla di un verbale modificato. L’assessora respinge le accuse e invita a non strumentalizzare i ragazzi. Malfer, Maestri e Coppola criticano metodo e contenuti della riforma

In apertura di seduta, la consigliera Lucia Maestri (Pd del Trentino) ha ricordato la figura di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso il 10 giugno 1924: “Con il suo sacrificio e la sua opera, incarna per i valori di giustizia, solidarietà, umanesimo e libertà che sono anche a fondamento del nostro sistema autonomistico e della Costituzione repubblicana. Si onori la sua memoria anche in quest’aula”, ha detto. “Onorarla significa raccogliere un testimone prezioso e trasmetterlo alle generazioni del futuro affinché la democrazia possa rimanere il veicolo di una politica fatta dall’essere umano e per l’essere umano. Propongo quindi un minuto di rispettoso silenzio e memoria di Giacomo Matteotti e della sua storia”.

Terminato il momento di raccoglimento, il consigliere Filippo Degasperi (Onda) ha chiesto dieci minuti per un confronto con le minoranze. Ha quindi portato all’attenzione dell’aula il fatto che rappresentanze sindacali, che stavano manifestando nel siano state fatte spostare dallo spazio coperto antistante il Consiglio provinciale. Il presidente Claudio Soini ha chiarito che è una scelta fatta dalla Regione e non dal Consiglio provinciale.

Ripresi i lavori, Filippo Degasperi (Onda) ha ripreso la discussione generale, ripercorrendo l’iter avvenuto nella gestazione del disegno di legge e ribadendo le motivazioni della sua contrarietà al testo. Tra le diverse motivazioni, un dubbio sulla correttezza procedurale: “Parrebbe che qualcuno abbia utilizzato strumentalmente qualche studente per piegarlo alle proprie necessità”, ha detto parlando dei verbali delle riunioni avvenute con la Consulta degli Studenti. “La cronologia ci riporta che la Consulta degli Studenti si è riunita il 2 febbraio 2026, nella mattinata che precedeva la Commissione, che si sarebbe tenuta il pomeriggio. Il presidente della Consulta è venuto e ha espresso le posizioni che ha espresso”. “Passano due mesi e qualche studente che a questo punto definiamo ‘coraggioso’, esce sul quotidiano e racconta che si sono sentiti usati, gli studenti, come burattini da parte del presidente della Consulta. E perché dicono questo? Perchè, spiegano, dicono che il 2 febbraio, prima della Commissione, non avrebbero minimamente trattato il tema del ddl 75 e del ddl 21. E questo sarebbe riscontrato dal verbale – ma a questo punto i verbali sarebbero 2 – predisposto il 4 marzo 2026 e approvato nella seduta successiva della Consulta, il 12 marzo 2026, che nell’ordine del giorno non riporta minimamente spazio per i disegni di legge, ma questo potrebbe essere un peccato veniale. Ma nel verbale non c’è traccia di votazioni tanto che si precisa – non so chi l’abbia redatto ma immagino un funzionario del dipartimento – si precisa 12.40-13 ritiro dei certificati di partecipazione e fine della seduta. Poi esce questo articolo ai primi di aprile in cui gli studenti, componenti della Consulta lamentavano di essere stati usati dal presidente e sul drive della Consulta, nei giorni successivi, compare misteriosamente, miracolosamente, un altro verbale, che risulta predisposto il 4 marzo e quindi teoricamente approvato nella seduta successiva. E cosa ci racconta? Ritiro dei verbali, fine – e fino a qui uguale a quello precedente – e poi ‘esposizione e approvazione del documento per la V Commissione’. Che nel verbale originale non esiste”. “Questo è un falso – ha denunciato Degasperi – e vorrei capire quali azioni si intendano adottare per restituire dignità all’organo e a chi lo compone”.

La consigliera Lucia Maestri (Pd del Trentino) ha colto l’osservazione fatta dal consigliere Degasperi sulla correttezza della procedura, denunciandone la gravità e chiedendo una spiegazione all’assessora.

Gerosa ha invitato a «non mettere sempre in mezzo i ragazzi», definendo «desolanti» gli attacchi rivolti agli studenti che hanno partecipato al dibattito sul ddl. L’assessora ha spiegato di aver volutamente evitato di coinvolgere formalmente la Consulta degli studenti nelle audizioni per sottrarla alle tensioni politiche che si erano create attorno al provvedimento. «Non volevo che venissero buttati nel tritacarne politico. Sono ragazzi bravi e responsabili, ma restano pur sempre ragazzi», ha affermato.

L’assessora ha inoltre criticato il coinvolgimento degli studenti in iniziative promosse da docenti contrari alla riforma, in particolare facendo riferimento all’associazione Docet e a un docente del Liceo Prati, sostenendo di aver trovato «particolarmente irrituale» la loro presenza in incontri organizzati tra insegnanti. Secondo Gerosa, il confronto sul disegno di legge avrebbe assunto toni di «scontro ideologico fortissimo» e per questo ha chiesto «prudenza nei modi e nei termini» quando si parla degli studenti.

Netta la replica di Degasperi, che ha respinto ogni accusa di strumentalizzazione: «Io non ho mai parlato di studenti o di ragazzi da quando esiste questo disegno di legge fino a oggi. Mai». Il consigliere ha anzi ribaltato la contestazione, sostenendo che «l’unica che ha fatto foto con i ragazzi è stata lei». Degasperi ha quindi riportato il dibattito sulla questione che aveva originato il suo intervento: la presunta discrepanza tra verbali e votazioni avvenute in Commissione. Richiamando una segnalazione ricevuta sia da lui sia dall’assessora, ha chiesto chiarimenti su quanto accaduto: «Quello che interessa a me è capire come mai un verbale sia stato modificato inserendo una votazione e un punto che non risultavano né all’ordine del giorno, né discussi, né verbalizzati». Il consigliere ha infine difeso il diritto degli insegnanti a esprimere le proprie posizioni sul ddl, osservando che «insieme agli studenti meritano rispetto anche i docenti» e sostenendo di non aver colto, nelle parole dell’assessora, «grande rispetto nei confronti degli insegnanti che esprimono le loro opinioni».

Il dibattito è poi tornato alla discussione generale. Contro il disegno di legge è intervenuta la consigliera Lucia Coppola (Avs) ha voluto rimarcare l’assenza dei consiglieri di maggioranza in aula: “Come spesso accade quando si parla di scuola, la parte della maggioranza appare vuota”. “Anche quando sento temi che non vorrei ascoltare, rimango seduta in quest’aula per rispetto delle istituzioni”. E’ quindi entrata nel merito del disegno di legge, contestando, tra le altre cose, anche l’eccesso di comunicazione scuola-famiglia.

Nel suo intervento in Aula, il consigliere Michele Malfer ha invitato a riportare il dibattito sulla scuola «sul terreno del metodo e della complessità», evitando letture semplificate e contrapposizioni ideologiche. Partendo dall’ultimo giorno di scuola, Malfer ha rivolto un pensiero agli studenti, ai docenti e a tutto il personale scolastico, sottolineando come la scuola rappresenti «un segmento della società» nel quale si intrecciano percorsi di crescita, relazioni educative e anche situazioni di fragilità. Il consigliere è tornato anche sulla questione della Consulta provinciale degli studenti, ricordando di essere stato tra coloro che ne avevano chiesto l’audizione durante l’esame dei disegni di legge sulla valutazione scolastica, esprimendo rammarico per le polemiche nate successivamente attorno al loro coinvolgimento.

Lucia Maestri (Pd del Trentino), ricordando il valore della legge Salvaterra, ha criticato il disegno di legge sulle carenze scolastiche sostenendo che interviene soprattutto sul controllo e sul monitoraggio degli studenti senza affrontare le cause delle difficoltà formative. La consigliera ha messo in dubbio il reale carattere partecipativo del percorso che ha portato al provvedimento e ha evidenziato il rischio di un’eccessiva burocratizzazione della scuola, con insegnanti gravati da piani, relazioni e monitoraggi. Secondo Maestri, il testo trasmette inoltre una sottesa sfiducia nei confronti dell’autonomia professionale dei docenti e trascura il tema della prevenzione delle carenze e dello sviluppo delle competenze trasversali, come pensiero critico, collaborazione e capacità relazionali. Sul piano politico ha infine difeso il ruolo dell’opposizione e dell’ostruzionismo parlamentare come strumenti legittimi di bilanciamento del potere della maggioranza.

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