(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Soini: “Dal 2 giugno 1946 la lezione di democrazia e speranza per il futuro”. Anno formidabile per il nostro Paese e per il Trentino, il 1946. Oggi festeggiamo l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, a settembre festeggeremo l’ottantesimo dell’accordo Degasperi – Gruber, pietra d’angolo della nostra Autonomia, ma il ’46 fu un anno in cui la democrazia penetrò nella vita degli italiani nel nome della speranza, di un’Italia che dimostrava di saper risorgere da una guerra devastante e avviare i primi passi di un cammino che l’avrebbe portata ad essere una nazione tra le più sviluppate.
Il 2 giugno gli italiani preferirono la repubblica alla monarchia e il Trentino fu, con il suo 85%, la provincia più repubblicana d’Italia. Un successo strepitoso che Alcide Degasperi, che aveva il polso della sua gente, previde. Un amico che si occupa di storia mi ha raccontato che pochi giorni prima del voto lo statista trentino disse a Nenni: “Sono pronto a scommettere che il mio Trentino darà più voti alla Repubblica della tua rossa Romagna”. E fu così: la percentuale di sì repubblicani della terra di Degasperi sopravanzò di 8 punti quella di Pietro Nenni.
Fu un voto convinto quello dei trentini, anche perché nella forma istituzionale repubblicana videro la possibilità di realizzare la loro aspirazione all’autogoverno. Non è un caso che quel 1946 fu anche l’anno delle grandi manifestazioni per l’Autonomia: nelle piazze piene si concentrò una forza popolare che favorì il patto Degasperi – Gruber.
Il 2 giugno 1946 sta a fondamento della nostra democrazia anche perché le donne votarono per la prima volta e votarono in massa. L’82% delle aventi diritto si recarono alle urne: 13 milioni di donne (12 milioni gli uomini) misero liberamente la scheda elettorale nell’urna. Da quel voto, oltre che la Repubblica, nacque anche la Costituente, il primo Parlamento dell’Italia libera, nella quale vennero elette 21 deputate che lasciarono un segno profondo nella nostra Costituzione.
Abbiamo tanto da imparare da quel 2 giugno di ottant’anni fa: dobbiamo recuperarne lo spirito democratico, l’impegno alla partecipazione, al confronto politico dove non ci sono nemici ma tutt’al più avversari. Anche su questo il 1946 fu un esempio: il referendum si svolse in un clima sereno, nonostante le divisioni ideologiche dell’epoca.
Dobbiamo poi riprendere la lezione della speranza. La speranza che gli uomini e le donne di allora seppero incarnare nei fatti per ricostruire dalle macerie il Paese e il Trentino. La democrazia e l’Autonomia seppero dare coraggio a quella speranza, costruendo con pazienza risposte ai bisogni – il cibo, la casa, il lavoro – delle comunità e delle persone e per questo si rafforzarono e divennero sentire comune.
Oggi, pur in condizioni incomparabilmente migliori di allora, la democrazia è in una fase di profondo cambiamento. L’astensionismo è in continua crescita; le modalità di partecipazione stanno cambiando, ma la risposta ai problemi che affliggono l’oggi non può che essere ancora la democrazia. Una democrazia che sappia decidere, scegliere, dare risposte efficienti ai bisogni e che abbia il coraggio di dire la verità ai cittadini. Come in quel lontano 2 giugno del 1946.

