(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Giro sta correndo in Trentino: quest’anno ce lo godiamo due volte. Quando il boicottaggio arriva al traguardo.La fine della Israel-Premier Tech racconta come le campagne internazionali abbiano aperto una crepa nel modello dello sportswashing. Il Giro d’Italia è entrato in Trentino. Le strade si riempiono di appassionati, le montagne tornano protagoniste e il grande ciclismo attraversa uno dei territori più amati della corsa rosa.
Ma quest’anno, per molti trentini, c’è un motivo in più per seguire il Giro. La squadra Israel-Premier Tech, per anni presenza fissa nel ciclismo professionistico, non esiste più. Nata come Israel Cycling Academy e poi diventata Israel-Premier Tech grazie all’ingresso di importanti finanziatori, la squadra è stata spesso indicata da attivisti, studiosi e organizzazioni solidali con la Palestina come un esempio di sportswashing: l’utilizzo dello sport per promuovere un’immagine positiva di uno Stato e spostare l’attenzione dalle accuse relative a violazioni dei diritti umani.
Lo sportswashing è una pratica sempre più discussa nel mondo dello sport internazionale. Attraverso grandi eventi, sponsorizzazioni, squadre professionistiche e campioni di fama mondiale, governi e grandi investitori cercano di associare il proprio nome ai valori positivi dello sport: competizione, inclusione, successo e prestigio internazionale. I critici sostengono che questa strategia possa contribuire a oscurare questioni politiche controverse e conflitti in corso.
Nel caso della Israel-Premier Tech, il progetto era fortemente legato alla figura del miliardario israelo-canadese Sylvan Adams, che ha più volte dichiarato di voler migliorare l’immagine di Israele nel mondo attraverso il ciclismo e i grandi eventi sportivi.
È importante ricordare che la squadra non era composta soltanto da corridori israeliani. Al contrario, la maggior parte degli atleti proveniva da Canada, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Germania, Italia e altri Paesi. Le campagne di boicottaggio non hanno mai preso di mira i singoli ciclisti, ma il progetto politico e comunicativo rappresentato dalla squadra e dai suoi finanziatori.
Negli ultimi anni le mobilitazioni internazionali promosse dal movimento BDS e da numerose organizzazioni per i diritti umani hanno aumentato la pressione sulla squadra. Proteste durante le corse, campagne pubbliche, appelli agli sponsor e contestazioni agli organizzatori hanno contribuito a rendere sempre più controversa la presenza del team nelle competizioni internazionali.
Nel frattempo alcuni sponsor hanno preso le distanze dal progetto e la squadra ha progressivamente abbandonato la propria identità originaria. Nel 2026 il nome Israel-Premier Tech è scomparso dal gruppo WorldTour, sostituito da una nuova struttura con diverso marchio, diversa licenza e una comunicazione che non fa più riferimento a Israele.
Per chi sostiene il boicottaggio sportivo, questo rappresenta un risultato significativo. Non la fine del conflitto, né la fine delle richieste avanzate dalle organizzazioni sportive palestinesi, ma la dimostrazione che la pressione della società civile può produrre effetti concreti anche nel mondo dello sport professionistico.
Intanto il Giro continua percorrere le montagne del Trentino.
E quest’anno, per molti, ce lo godiamo due volte: per lo spettacolo del ciclismo e perché il team che per anni è stato considerato un simbolo dello sportswashing israeliano non è più al via.
