(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Val di Fassa: riapre il centro traumatologico di San Giovanni. Dal 23 dicembre al 30 marzo, il presidio sanitario è di nuovo
il punto di riferimento, per ospiti e residenti, in caso di incidenti sugli sci.
Sarà operativo per cento giorni il centro traumatologico di San Giovanni di Fassa. Il presidio sanitario ha riaperto le porte il 23 dicembre e sarà un punto di riferimento sanitario, tutti i giorni (dalle ore 10 alle ore 19), fino al 30 marzo. «Dopo la chiusura degli inverni del Covid, l’apertura a singhiozzo del 2022 e la chiusura nella stagione 2023-2024, si ripristina, in seguito a molte nostre sollecitazioni, un servizio fondamentale per i residenti e per i tanti turisti, italiani e stranieri, che scelgono la Val di Fassa per le loro vacanze sulla neve», dichiara Giuseppe Detomas, procurador del Comun general de Fascia.
A sottolineare l’importanza di questo presidio sanitario i dati degli accessi degli inverni pre-Covid: tra le 15 e le 20 persone al giorno, per un totale di circa 2000 utenti nell’intera stagione. «I nostri pazienti – spiega Federico Mosconi, uno dei tre ortopedici che lavora (e ha prestato servizio anche in passato) nel centro fassano – sono principalmente sciatori accidentati in pista, a cui offriamo un trattamento d’emergenza. Dopo un primo riconoscimento della patologia traumatologica, se verifichiamo problemi che necessitano approfondimenti, indirizziamo i pazienti all’ospedale di Cavalese o verso strutture di maggior competenza. In questo modo, evitiamo che si sovraccarichi il pronto soccorso dell’ospedale delle Valli di Fiemme e Fassa».
Un centro a cui gli enti locali hanno contribuito, agevolando la complessa ricerca di alloggi per infermieri, tecnici e medici. È, però, la disponibilità di personale che rappresenta l’aspetto più critico per l’apertura: «In passato, abbiamo incontrato difficoltà – spiega il dottor Enrico Nava, direttore del Distretto Est dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento – non tanto nell’individuazione degli specialisti, quanto dei tecnici di radiologia e degli infermieri. Si tratta di problemi che caratterizzano la sanità di questi anni a cui, in questo caso, si sommano la posizione periferica del centro e la mancanza di alloggi temporanei sul territorio. Al contrario dell’anno passato, però, quest’inverno possiamo garantire il servizio, grazie a una disponibilità contingente di professionisti, e al supporto degli enti locali che ci hanno supportato nel trovare soluzioni abitative per gli infermieri che prestano servizio a Sèn Jan. Questo presidio ha un ruolo chiave per far fronte alla richiesta di visite traumatologiche, tipiche dei mesi invernali in questa località, e per evitare di gravare esclusivamente sul pronto soccorso di Cavalese».
