Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano Corriere del Trentino, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
Walter Pruner
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È prevista per oggi a Milano l’adunata della destra estrema europea, i Patrioti europei, organizzata dalla Lega di Salvini che protesta contro se stessa, sul tema della remigrazione. Ovvero deportazione dei migranti regolari ed irregolari, pure di seconda generazione nei loro Paesi di origine, al fine di preservare la identità europea.
Si tratta di quella destra trumpiana, antieuropeista, putiniana, già no vax, guerrafondaia, gazanegazonista, oggi anche antipapalina che si ritrova nell’improbabilità di personaggi al limite del grottesco se non fossero tragicamente veri. Dal partito spagnolo post fascista Vox, al tedesco filo nazista Alternative für Deutschland, al gemello austriaco della FPÖ, a quello ungherese di Orban, a quello olandese, e ad altre frattaglie della destra razzista e xenofoba, veri e propri giullari dell’Internazionale qualunquemente radicata nel populismo ben rappresentato in Italia dal vice premier leghista. La legittimazione di costoro sta nella investitura popolare con la quale tutto si autorizzano: e chi ne argomenta errori o nefandezze è un delegittimato.
Intanto che l’olezzo dell’agire politico internazionale aumenta di intensità, con la minaccia dell’uso nucleare, le offese al Santo Padre, l’introduzione della pena di morte in Israele, la violazione della tregua e del diritto internazionale, i criminali votati che bombardano ospedali e bambini, ecco che questa definita pubblicamente da Giannini di “Repubblica” la feccia politica di Europa, sbarca sullo Stivale, invitata dal vice premier di uno Stato europeo fondatore. E’ l’Italia fino a ieri migliore alleata di Trump in Europa, l’Italia tra gli Stati base dell’Europa politica, è l’Italia del grigio in politica internazionale dove quello che non può esplicitare il premier, lo fa il vice premier pronto a farlo e magari col rosario in mano. E’ l’Italia capace di dimenticare il proprio umanesimo culturale e storico in nome di un giullarismo pronto sempre e comunque ad un riposizionamento nella logica sempreverde di inseguire il vincitore del momento.
E’ l’Italia che ha più di un’altra Italia emigrata nel mondo che non ha il coraggio di rivendicare questo come un orgoglio, e non riesce a respingere senza mezze misure il concetto di remigrazione, vera e propria deportazione su base etnica.
I tratti di questa deriva appartengono ad una politica che lentamente ma progressivamente hanno guadagnato importanti quote di sovranità culturale nel paese nazionale come in quello locale. E la ufficiale presenza del Trentino a Milano con tanto di presidente di Provincia e militanti al seguito è la ennesima conferma di una Lega trentina remissiva e rinunciataria.
Cosa ci fa il Trentino con questa roba qua, a Milano? Che ci azzecca una Terra multietnica e di confine che ha fatto del solidarismo anche in tempi di pace la propria cifra?
Che ci azzecca la manifestazione pro remigrazione, via tutti “belli bravi e brutti”, con quanto dichiarato solo qualche giorno fa dal sempre attento ai numeri, il vicepresidente leghista Spinelli, al Comitato per l’ordine pubblico, nel quale si rivolse con economicista apertura ai circa 1400 stranieri presenti attualmente sul territorio al fine di “attivarsi in un percorso lavorativo per cercare di portare queste persone a una normalizzazione della propria presenza sul territorio.
”Che ci fa la Terra di Degasperi rappresentata assieme ai fomentatori dello scontro sistematico, dell’uso blasfemo della religione, della manipolazione storica, del nazionalismo sovranista e statalista? Quel “bossismo” delle autonomie regionali, di migliana memoria, che rifuggiva dal nazionalismo tricolore, istituzionalizzato oggi dal vice premier lepeniano, putiniano, trumpiano, sovranista ed antieuropeista, appartiene dunque all’album ingiallito dei ricordi di famiglia? I famosi e decantati governatori illuminati del nord, gli Zaia, i Fedriga, i Fontana, i Fugatti, sono oggi normalizzati dall’uomo del ponte? Non è una domanda retorica perchè la sovraesposizione della Lega trentina con compagni di viaggio bonsai di una caricatura di storia da operetta, spinge al dileggio e disprezzo di un’intera comunità, non solo quella che l’ha votata. Che venga coinvolta con sommaria leggerezza un’ intera comunità dalle radici democratiche e solide come la nostra è inaccettabile ed una vergogna.
La reputazione è di tutti e non di una parte. Il cantiere della ristrutturanda Forza Italia se ne sta fuori, qualcosa vorrà pur dire.
La Internazionale nera di Milano la si condivide o non la si condivide, non c’è altra opzione. Esserci significa esserne sodali politici, diserbanti dissipatori di storia e sacrifici di libertà ed autonomia.
Questa è la nera Internazionale illiberale del diritto negato, richiamato dallo stesso Santo Padre. Non è la Internazionale nerazzurra del pallone.
Assistere altrimenti, a qualche settimana dalla dipartita del suo fondatore, ad un mesto raduno di disperati nostalgici geolocalizzati alla voce remigrazione, autorizza a pensare ad un leghismo trentino tenuto a pagare salviniano pegno per un presidente uscente, in cerca di morbido approdo elettorale, sulla sponda destra del Tevere.
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Walter Pruner
Trento
