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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * 40 ANNI DI PROGETTONE: «MODELLO NATO DALLA CRISI E DIVENTATO ESEMPIO DI LAVORO SOCIALE, TUTELA AMBIENTALE E SVILUPPO DEL TRENTINO»

Scritto da
08.20 - giovedì 7 maggio 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

 

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Walter Pruner – Trento

 

Maggio 1986/ maggio 2026: 40 anni di Progettone. Contesto politico sociale durissimo, quello in cui nacque nel 1986 il Progettone, nella morsa tra la tragedia di Stava e la desertificazione industriale in corso, con la chiusura di Sloi, Laverda, Nones, Set, Marzotto, Coppo, Grundig, Mecanoptica Leonardo, Pirelli, Volani, Brinkmann, nel Basso Sarca la Mariotti, Novamotori, Bianchini, Apia.

La legge istitutiva del Progettone nacque dal punto di caduta più alto, che fece di una emergenza lavorativa occupazionale gravissima un’opportunità sociale, ambientale, culturale, strutturale. Fu il prodotto di una catena di comando interna ad un’architrave basata su un confronto con la meglio Università, nella persona del prof. Mario Napoli indicato dal rettore della Cattolica di Milano Luigi Mengoni, fratello del Presidente Flavio, quale esperto del lavoro, e la fondamentale cerniera diplomatico esperienziale dell’ ex sindacalista Orlando Galas, l’acutezza di Flavio Berti segretario generale della Cgil: primi incontri proprio lì, a Milano, a casa del prof. Napoli. Poi la legge istitutiva, a firma dell’ Assessore al Lavoro Nicolò Cadonna approvata a larghissima maggioranza senza alcun atto emendativo. Subito dopo la presentazione alla stampa de “Il Progettone”, da parte della Giunta Pierluigi Angeli.

Fu il Progettone e le sue declinazioni migliorative, uno tra i più impattanti ed innovativi progetti, unico in Italia, che prevedeva l’avvio al lavoro socialmente utile nel comparto ambientale e dei servizi di oltre 500 persone tra lavoratori e lavoratrici prossimi alla pensione e giovani disoccupati. Venivano coinvolti attraverso l’istituto, primo in Italia, dell’Agenzia del lavoro. Lo sviluppo del Progettone ed il suo ampliamento avvenne in pochissimo tempo coinvolgendo successivamente 1200 persone, decine di laureati e diplomati con funzioni di progettazione e direzione lavori su una settantina di cantieri ed un supporto di una ventina di tecnici ed amministrativi dipendenti dalla Provincia.

Impressionanti i risultati: nell’ambito del turismo sostenibile, nell’accompagnamento attivo alla pensione, nel recupero di Stava, nella costruzione dei sentieri tagliafuoco, di centinaia di sentieri turistici, parchi urbani, ciclabili, nel sostegno all’educazione ambientale nelle scuole, nella creazione di centinaia di aree di sosta, nella miglioria e creazione di spiagge a lago, nel recupero del sentiero della pace, delle vecchie trincee, castelli, palestre di roccia, arboreti, capitelli ed edicole votive, manutenzione alvei, contenimento scarpate soggette a franamenti. Non solo “rifiniture” ambientali ma vere e proprio prese in carico di opere indispensabili al territorio e sua sicurezza, dalla gestione della tragedia di Stava ad interventi che divennero preventivi e di consolidamento.

Con un non secondario indotto risultato economico sociale, quello di avere portato lo sviluppo e la nascita di cooperative di produzione lavoro e di servizio a tutt’oggi in grado di rispondere alla pervasività dell’offensiva globalista. La determinazione convinta di Orlando Galas funse da incubatore indispensabile, non c’è dubbio, col doppio merito però di avere diplomaticamente oliato una filiera di attori politici, sindacali, cooperativistici non completamente pronta a recepire, ma invogliata a farlo dalla contestuale originalità e credibilità della proposta.

Negli anni a venire, Giunta Malossini, e con essa una sorta di delega piena del Progettone al suo vice, l’ ambientalista ante litteram Walter Micheli. Si giunse così all’approvazione, anche qui a stragrande maggioranza, della legge 32 che istituì il Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale: la norma, giuridicamente imbullonata all’inattaccabile studio tecnico del prof. Carlo Dalla Ringa, luminare dell’Università Cattolica di Milano, ratificò la maturazione non più di una grande idea, ma di una grande realtà: il Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale.

40 anni di Progettone non sono solo e soprattutto il risultato di un incontro tra politica alta, sindacalismo di qualità, università territoriale, cooperativismo “donguettiano”. Sono quattro decenni di resistenza al tempo, che assemblano cifra personale, equilibrio tra attori pubblici e privati e tra questi ultimi tra disomogeneità ed asimmetrie di partito assorbite da un interesse comune superiore; senza spazio a populismi e propaganda.

Erano, come detto, gli anni della crisi, della grande crisi. In quei momenti la originalità dell’ istituto autonomistico sposata a calibri politico, amministrativo imprenditoriali, a 18 carati, dimostrarono nei fatti come profittare in forma virtuosa e non clientelare della leva autonomistica. Eccellenze universitarie anche se non festivaliere, furono messe nelle condizioni di sprigionare le loro potenzialità di idee e concretezza. Consulenze generative ben investite, diverse da successive spesso abortite nel silenzio torbido, di un interesse personale.
La cornice operativa prevedeva rispetto, dialogo coalizionale e d’aula, struttura dirigenziale provinciale partecipe ma non complice.
La dirigenza provinciale fu parte attiva dei processi fondanti di quegli anni, ed anche se all’interno della stessa i quadri più conservatori non ne capirono le potenzialità, non li ostacolarono.

Di quella stagione di necessitati sognatori ma non improvvisati, rimangono non solo le opere visibili che arricchiscono il patrimonio fisico di questo Trentino, ma anche una gestione tuttora attiva seppure riverniciata delle emergenze occupazionali.
E’ la modernità di quel sogno a sorprendere ancora e più di tutto. Quel sogno che mise al centro l’uomo, recuperandolo alla dignità sociale evitandogli forme caritatevoli. Una risposta sociale illuminata, non assistenzialistica, contro l’odierna idea di scarto degli “imperfetti”, inutili alla produzione e disfunzionali al mercato.

Lo schema politico odierno è quello della forza, dello strillo, del pigolio morale, del negazionismo, della leadership senza leader, della tecnocrazia, della timidezza della fantasia, della riforma elettorale cerotto all’incapacità di governo: la cornice esattamente opposta a quella che perimetrò la fenomenale stagione del Progettone.

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