Gentile Direttore,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Simone Marchiori
Segretario politico Patt
Serve una legge elettorale nuova. Non per qualcuno, ma per il Trentino.
In questi giorni ho letto molte ricostruzioni che riducono il dibattito sulla legge elettorale trentina al destino personale del presidente Fugatti. È un modo vecchio e sbagliato di fare politica. Non è questo il punto e non è mai stato il punto. Lo ripeto con chiarezza: la necessità di riformare il sistema elettorale nasce ben prima della sentenza sul terzo mandato e prescinde completamente dal futuro politico del presidente, che deciderà in autonomia cosa fare dopo il 2028.
Quando cambia il sistema elettorale cambiano anche i meccanismi di gestione della maggioranza, i rapporti tra Giunta e Consiglio, il grado di responsabilità di ciascun attore istituzionale. Cambia il modo di governare. Per questo non si può ridurre tutto alla discussione su una persona. Sarebbe miope e, soprattutto, sarebbe un inganno per i trentini.
In questo quadro, assumono particolare rilievo le osservazioni del professor Cosulich, che in un intervento dei giorni scorsi espone considerazioni totalmente condivisibili e spiega come la decisione della Corte, applicando criteri uniformi nazionali, finisca per colpire direttamente l’Autonomia. Non si può trattare una Regione a Statuto speciale come una qualsiasi realtà regionale. Ed è proprio per questo che una riforma elettorale coerente con il nostro modello speciale diventa necessaria e urgente, anche per riavvicinarci a Bolzano e al suo sistema così da riallineare le due Province sul piano istituzionale, perché la nostra forza deriva dal parlare lo stesso linguaggio autonomistico.
Al contrario, preoccupa l’atteggiamento di parte del centrosinistra, che sembra aver rispolverato il riflesso dei tempi di Berlusconi, quando la politica era contro una persona e non a favore di un’idea. A ciò si aggiunge una tentazione ancora più pericolosa: trasformare questa vicenda in una scorciatoia per provare a vincere eliminando il principale avversario. Ma non è così che si giocano le partite e, soprattutto, non è così che si serve il Trentino.
E allora la sfida la poniamo noi autonomisti, molto semplicemente: si spieghi nel merito perché la legge proporzionale senza elezione diretta non andrebbe bene per il Trentino, quando gli stessi che oggi la avversano a Trento, a Roma si oppongono con forza al premierato. Due pesi e due misure? Qui non stiamo parlando di convenienze del momento, ma di coerenza istituzionale.
A questo clima si aggiungono posizioni che definirei “autonomiste a targhe alterne”. C’è chi per anni non ha proposto nulla e oggi si sveglia all’improvviso con grandi certezze. E c’è chi in passato aveva depositato una legge proporzionale e poi l’ha ritirata per paura che potesse essere votata dal centrodestra. Ma se una legge è giusta, è giusta a prescindere da chi la sostiene. L’Autonomia non può essere un abito da indossare solo quando conviene, né un terreno su cui fare equilibrismi politici.
Il PATT lo dice da sempre, senza oscillazioni e senza ambiguità: il sistema elettorale proporzionale è quello più coerente con l’Autonomia speciale, con la nostra storia di mediazione, con un territorio pluralista che ha bisogno di rappresentanza, non di semplificazioni artificiali.
Un sistema proporzionale restituisce forza al consiglio, responsabilizza le forze politiche, obbliga a costruire visioni condivise. Ciò non limita le leadership, le rende più solide. E siccome non stiamo parlando di un proporzionale puro, è sui correttivi che dobbiamo lavorare senza ideologie né scorciatoie.
Mai come oggi serve un Trentino capace di alzare la testa.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una quantità crescente di dinamiche che ci vengono dettate da Roma, non per scelte politiche ma per il peso soffocante dell’apparato centrale. Parlo della burocrazia ministeriale e giudiziaria che, incapace di comprendere la specificità del territorio, pretende di applicare ovunque gli stessi criteri, cancellando la differenza tra regioni ordinarie e autonomie speciali. Lo vediamo, da ultimo, anche nel rinvio a giudizio del presidente Fugatti per l’abbattimento dell’orso M90: un caso gestito come se il Trentino fosse un quartiere di una città qualsiasi, senza tenere conto delle responsabilità di gestire un territorio e garantirne la sicurezza che ricadono solo su di noi.
L’Autonomia non è una parola da sventolare quando fa comodo, è un impegno quotidiano a difendere il diritto dei trentini di essere protagonisti del proprio futuro. E questo vale nelle emergenze, vale nella gestione dei nostri territori e vale anche, soprattutto, nella definizione delle regole della nostra democrazia.
Siamo davanti a un bivio. Possiamo farci trascinare dentro un dibattito tossico fatto di personalismi, rancori, paure e scorciatoie, oppure possiamo costruire con coraggio la riforma che serve davvero: una legge elettorale chiara, moderna, proporzionale e rispettosa della nostra identità autonomistica.
Perché quando un territorio ha costruito la propria storia sull’autogoverno, sulla cooperazione e sulla responsabilità, non può accettare che il suo futuro venga scritto altrove. E non può nemmeno applicare per convenienza schemi ideati altrove.
L’abbiamo sempre detto, continueremo a farlo, rivendicando la centralità della politica e dei partiti. Chi accetta la sfida?
