Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “l’Adige“anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Per la Consulta provinciale per la Salute
la Presidente dott.ssa Elisa Viliotti
Anche in Trentino è stato introdotto un sistema di incentivi economici per i medici di medicina generale finalizzato a promuovere l’appropriatezza prescrittiva e a ridurre le prescrizioni di visite specialistiche ed esami giudicati non necessari, con una revisione delle priorità di visita del 17% rispetto all’obiettivo del 10% posto da APSS, a fronte di un premio assegnato ai MMG virtuosi di 2.500 euro all’anno.
Se l’obiettivo dichiarato è quello di non incentivare la riduzione a priori delle prescrizioni, ma piuttosto migliorarne la qualità e l’appropriatezza, evitando esami inutili e contribuendo a ridurre le liste d’attesa nel sistema pubblico, la misura si rivela per più aspetti controversa, in primis perché incide sul rapporto di fiducia medico-paziente, generando pressioni complesse sul medico che deve mediare tra richieste dei pazienti e consigli specialistici, e fondando nel cittadino il potenziale sospetto di revisioni fatte pensando più all’obiettivo statistico che a considerazioni cliniche individuali.
Nella sostanza si incoraggia un’appropriatezza “a contrario”, premiando la restrizione delle prescrizioni/accesso alle cure e il cambio “in minus” del codice di priorità (RAO), piuttosto che far crescere la capacità di diagnosi del medico dotandolo di un minimo di strumentazione diagnostica, e non prevedendo, di converso, una raccolta e approfondimento dei bisogni di salute che non trovano accoglimento, alla quale far seguire, da parte delle strutture di competenza, analisi volte a migliorare le capacità di risposta del servizio pubblico, anche attraverso l’integrazione sociosanitaria e la prescrizione sociale.
Questo tipo di incentivo può, inoltre, portare alla rinuncia alle cure se i pazienti percepiscono difficoltà nell’accesso a visite e controlli preventivi essenziali, con ricadute negative sulla salute pubblica (secondo il recente rapporto Gimbe i trentini che rinunciano alle cure sono già più di 40.000) e a spingere le persone a rivolgersi alla sanità privata, creando ulteriori disuguaglianze nell’accesso alle cure. Del pari vi è il fondato timore che una prescrizione troppo prudente o conservativa, limiti la possibilità di effettuare controlli preventivi e diagnosi precoci, che sono fondamentali per la gestione efficace delle malattie croniche e per il contenimento dei costi sanitari futuri.
In sintesi, sebbene i bonus ai medici di base per ridurre prescrizioni possano contribuire a contenere le liste di attesa, consideriamo fondamentale bilanciare questo con il mantenimento della fiducia, l’accesso equo alle cure e la prevenzione, adottando interventi strutturali per garantire una sanità sostenibile e di qualità. Nella convinzione siano adottabili criteri diversi ed ulteriori rispetto alla mera monetizzazione delle prestazioni, crediamo serva potenziare l’organizzazione del sistema sanitario per ridurre le liste d’attesa attraverso investimenti e miglioramento dei processi, valutando anche possibili sospensioni temporanee dell’intramoenia per dare priorità al servizio pubblico su quello privato convenzionato.
